HomeBrugherioConsulta sport, il consiglio silura Chirico. Dentro Piovesan e Pastore

Consulta sport, il consiglio silura Chirico. Dentro Piovesan e Pastore

Centrosinistra sconfitto. Chirico: "Complimenti per il passaggio di Borsotti in maggioranza". E poi le polemiche sul minuto di silenzio per Umberto Bossi e gli insulti fuori microfono.

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“Pastore 8 voti, Piovesan 8 voti, Chirico 7 voti. È la democrazia, baby”. Diretti (e spietati) come sempre i membri di Bpe. Ma il post su Facebook coglie nel segno. Perché, al di là di tutto, le nomine alla Consulta dello sport sfavorevoli al centrosinistra segnano una battuta d’arresto per la coalizione progressista e una vittoria per la maggioranza.

Ma questo è stato solo l’ultimo atto di un consiglio comunale, quello del 29 aprile, in cui le polemiche più accese hanno riguardato la “forma” istituzionale, più che il merito delle questioni.

Le nomine della consulta dello sport

Come detto, la situazione è esplosa nel momento in cui il consiglio comunale è stato chiamato a nominare due rappresentanti, uno della maggioranza e uno della minoranza, per la rinata Consulta dello sport.

Nella mischia Pd, Bet e Ap hanno gettato il loro nome più forte: il capo-coalizione, Damiano Chirico. Mentre Brugherio Civica ha proposto Roberto Piovesan. La maggioranza, compatta, ha invece avanzato la candidatura di Sandra Pastore.

Dopo lo scrutinio segreto, Chirico ha ottenuto i sette voti dei suoi. Gli altri consiglieri, la maggioranza e Giovanna Borsotti stessa, si sono divisi equamente su Pastore e Piovesan, che con otto voti a testa sono risultati – come prevedibile a tutti alla vigilia – eletti. “Faccio i complimenti per il passaggio [di Borsotti ndr] in maggioranza”, è il commento a caldo di Chirico.

Il centrosinistra ha ancora una volta abbandonato l’aula per protesta. Dopodiché ha inviato una nota per esprimere “profondo sdegno per quanto accaduto durante l’ultima seduta del Consiglio Comunale”. Poiché, secondo loro: “durante la votazione a scrutinio segreto si è consumato un indegno ‘teatrino’ politico” che ha portato al fatto che “saranno due rappresentanti politici entrambi nominati di fatto dalla maggioranza”.

In ogni caso, la maggioranza è riuscita a escludere uno dei rivali più pericolosi dall’organo deputato ad affrontare una delle questioni più spinose: la carenza degli spazi sportivi.

E di converso, per il centrosinistra questo non è un segnale incoraggiante in un momento in cui il centrosinistra deve iniziare a ragionare su chi proprorre a Villa Fiorita.

Il minuto di silenzio per Umberto Bossi

Tuttavia, le polemiche “sulla forma” sono iniziate già nel momento successivo alle comunicazioni del sindaco. A dare “il la” è stato Stefano Manzoni della Lega, che ha chiesto un minuto di silenzio per ricordare la figura di Umberto Bossi, scomparso di recente.

Proposta accolta in modo differente dalle varie parti dell’opposizione. “La richiesta commemora una persona di cui la nostra lista non ha condiviso le idee e con una storia politica distante”, ha spiegato Dominique Sabatini (Bet), “parteciperemo in modo parziale al minuto di silenzio, restando in aula”.

Mentre Laura Valli (Ap): “Esprimiamo vicinanza umana ai familiari e alla comunità politica di Bossi, ma per la distanza importante delle visioni politiche riteniamo di non partecipare al minuto di silenzio”.

Stessa decisione di Silvia Bolgia (Pd): “Questo momento deve essere riservato a chi ha svolto funzioni istituzionali o a cittadini che hanno svolto un ruolo rilevante per la città, o a figure nazionali che hanno rappresentato l’unitarietà della nazione”.

E Giovanna Borsotti: “In quest’aula abbiamo commemorato di tutto e di più, non ci sono morti di serie A e di serie B. Per la mia sensibilità mi alzerò e parteciperò”.

La valutazione del Carroccio non si è fatta attendere e sui canali social il leader politico Maurizio Ronchi ha scritto a consiglio ancora in corso: “La sinistra all’opposizione ha scelto di dissociarsi, pur esprimendo a parole le condoglianze. Una scelta difficile da comprendere. Un minuto di silenzio non è un atto politico, non è condivisione di idee o appartenenze. Un gesto semplice, umano, istituzionale. È rispetto”.

Quell’insulto fuori microfono

L’ultimo episodio “fuori dagli schemi istituzionali” lo riporta Alleanza Progressista con un post su Facebook, accompagnato da un’immagine creata dall’intelligenza artificiale: un uomo con un cartello che recita “Ma vai a cagare”.

Così scrivono: “Non vi diranno che, mentre la nostra capogruppo stava facendo il suo intervento, dai banchi della maggioranza un consigliere uomo l’ha apostrofata con un ‘elegante’ ‘MA VAI A CAGARE!’. Sì, avete letto bene, in un’aula istituzionale, nel cuore della nostra democrazia a Brugherio. A una donna”. Per poi parlare di “insulti sessisti e scambi di poltrone per poter gestire da padroni indisturbati la città”.

Al che, Bpe non può che rispondere: “Sul celebre ‘ma vai a cagare’ alla consigliera di estrema sinistra: uscita infelice, su questo non ci piove. Ma trasformarla, senza alcuna contestualizzazione, in un caso emblematico di sessismo è un esercizio un po’ acrobatico. La politica è piena di toni sopra le righe e attacchi pesanti che colpiscono chiunque, uomini e donne, specie quando il clima in sala consiglio è surriscaldato. Non è una giustificazione, ma nemmeno un lasciapassare per letture vittimistiche confezionate ad arte”.

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