HomeTecnologiaData center: la sfida fra sviluppo e sostenibilità, il caso CyrusOne

Data center: la sfida fra sviluppo e sostenibilità, il caso CyrusOne

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Esplode l’interesse globale per il thermal management, generando un mercato che corre verso i 30 miliardi di dollari entro il 2030. L’Italia, inizia a vedere cosa significa gestire il calore generato dall’intelligenza artificiale e dall’high-performance computing. Un esempio concreto arriva da Segrate, dove CyrusOne ha avviato i lavori per il suo primo data center in Italia, denominato MIL1.

Rigenerazione urbana e attenzione agli impatti

CyrusOne ha scelto un’area dismessa per un intervento di rigenerazione che va oltre il semplice data center. Si parla di bonifica e riqualificazione del sito e investimenti per oltre 6 milioni di euro in infrastrutture pubbliche. Al Comune, inoltre, è stato donato lo spazio del tanto discusso Golfo Agricolo. Infine, si prevede la creazione di fino a 300 posti di lavoro in fase di costruzione e 25 occupazioni stabili a regime. Il progetto è seguito da Lombardini22, con un’attenzione particolare ai temi più sentiti dai residenti: rumore, calore e consumi energetici/idrici.

Un problema enorme da gestire sarà il calore prodotto da questi Data Center. In questo ambito, CyrusOne promette di adottare tecnologie all’avanguardia per fronteggiare il problema. Il data center sarà, prima di tutto, in grado di sfruttare l’aria esterna per raffreddare i server, quando fuori farà abbastanza freddo, risparmiando così energia elettrica. Verrà inoltre limitato il consumo di acqua, utilizzata per il raffreddamento, grazie a un circuito chiuso che consentirà di non buttarla via. Infine, il calore prodotto non verrà disperso nell’aria ma recuperato e riutilizzato, prima all’interno del data center stesso, e in futuro per riscaldare case o palazzi vicini tramite teleriscaldamento.

Il risultato, sarebbe un data center che consumi poca energia in più rispetto a quella necessaria per far funzionare i server, che usi solo energia verde e che abbia un basso impatto ambientale.

Il contesto globale e italiano

Questo cantiere si inserisce in un mercato in fortissima espansione. L’esplosione dell’AI sta facendo lievitare la densità di potenza nei data center, rendendo il liquid cooling sempre più indispensabile. Grand View Research stima che il solo segmento del data center cooling possa superare i 120 miliardi di dollari entro il 2033.

In questo scenario, Faster, azienda di Brescia, ha lanciato una divisione specifica per il thermal management. L’azienda propone sistemi quick-disconnect conformi agli standard e ideali per il liquid cooling ad alte prestazioni.

La regolamentazione in Lombardia

Nel frattempo, la Regione Lombardia ha deciso di colmare un vuoto normativo. La Commissione Territorio, Infrastrutture e Mobilità, presieduta da Jonathan Lobati (Forza Italia), ha approvato il primo progetto di legge organico sui data center, che approderà in aula a maggio.

Il testo prevede di definire come insediamenti produttivi i data center e conferire una priorità sulla costruzione in aree dismesse o degradate, in linea con quanto progettato da CyrusOne. Allo stesso modo, è previsto l’incentivo per sistemi che riutilizzino il calore e un monitoraggio continuo di tutte queste condizioni.

Va da sé che l’ultimo punto resta essenziale per il corretto funzionamento di proggetti simili. Inoltre, le opposizioni hanno espresso preoccupazioni per l’impatto sul territorio e per la prevalenza di investitori esteri, altri elementi da non sottovalutare. Resta comunque chiara l’intenzione di guidare un processo che pare, ormai, inevitabile.

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