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Relazione, fiducia, cura: il convegno a Brugherio su medici di famiglia e sanità territoriale

Durante l’incontro di sabato 7 marzo i medici di base presenti hanno raccontato il loro lavoro e, attraverso dati, hanno messo in luce difficoltà, carichi di lavoro e carenza di professionisti nel sistema sanitario sul territorio.

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Sabato 7 marzo, in sala consiliare, si è svolto il convegno “Relazione, fiducia, cura – costruire la salute con i medici di famiglia”, organizzato dall’Associazione Brugherio Salute con il patrocinio del Comune di Brugherio. All’incontro hanno partecipato alcuni medici di medicina generale del territorio: Alessandro Caleffi, Stefano Bramati, Giovanni Azzarà, Fabrizio Oliva e Giada Donà.

Ad aprire l’incontro è stato l’assessore Carlo Nava, intervenuto in sostituzione del sindaco, assente per motivi di salute. Nava ha ringraziato i medici e il pubblico presente, che ha riempito la sala consiliare: “Oggi è una buona occasione per ascoltare un tema interessante, ovvero come si sviluppa il lavoro dei medici di famiglia”, ha dichiarato nel suo breve intervento introduttivo.

Mari: “Mancano medici nel sistema sanitario”

A introdurre il tema del convegno è stato Gilberto Mari, rappresentante dell’Associazione Brugherio Salute. Mari ha sottolineato la complessità della medicina generale e il ruolo centrale del medico di famiglia: “Il medico di medicina generale è il regista della nostra agenda sanitaria – ha spiegato – e attorno a lui ruota una platea molto ampia di professionisti”.

Mari ha poi illustrato alcuni dati sulla situazione dei medici. In Italia, ha ricordato, il numero complessivo di medici è di circa 7 ogni mille abitanti, uno dei dati più alti in Europa, superato solo dalla Svezia. Il problema non sarebbe quindi la mancanza assoluta di medici, ma la distribuzione tra pubblico e privato: “Se diciamo che mancano medici è troppo generico – ha osservato -. Piuttosto mancano medici nel sistema sanitario”.

In seguito, Mari ha evidenziato che nel distretto della provincia di Monza il bilancio tra entrate e uscite dei medici di medicina generale è in equilibrio, ma Brugherio resta scoperta: “Nell’ultimo anno otto medici sono entrati nel sistema e otto sono usciti, ma nessuno si è stabilito in città. Sette sono andati a Monza, uno a Villasanta, zero a Brugherio”, ha spiegato.

Secondo i dati presentati durante il convegno, nella provincia di Monza circa 30000 persone sono senza medico di famiglia, mentre a Brugherio i cittadini senza medico sono circa 1300-1400. In città operano 18 medici di medicina generale, di cui 15 titolari e 3 provvisori. La maggior parte ha però un numero molto alto di assistiti, infatti quasi tutti superano i 1500 pazienti e 13 arrivano a 2000. Il numero ottimale di assistiti per medico sarebbe invece di circa 1200 pazienti, dunque a Brugherio servirebbero circa 24 medici di medicina generale, sei in più rispetto agli attuali.

Il lavoro quotidiano dei medici e l’esperienza del dottor Bramati

Durante l’incontro, Gilberto Mari e Cinzia Assi di Brugherio Salute hanno rivolto alcune domande ai medici presenti per approfondire il ruolo e le difficoltà della professione.

Il dottor Alessandro Caleffi, medico a Brugherio da quasi quattro anni, ha spiegato che: “Il medico di medicina generale è un libero professionista convenzionato con il Servizio sanitario nazionale e rappresenta il primo punto di riferimento per i cittadini. Il suo lavoro comprende la gestione delle patologie acute e croniche, la prevenzione, la prescrizione di farmaci ed esami, oltre alla compilazione di certificati e alla gestione della documentazione sanitaria”.

Caleffi ha sottolineato anche alcune criticità della professione, tra cui la scarsa programmazione del fabbisogno di medici e la minore attrattività della medicina generale rispetto alle specializzazioni ospedaliere. Su quest’ultimo punto, però, a incidere è anche la formazione: “Il corso triennale per diventare medico di famiglia prevede una borsa di studio inferiore rispetto a quella dei percorsi di specializzazione, scoraggiando molti giovani medici”.

Successivamente, il dottor Stefano Bramati ha portato la sua esperienza professionale iniziata nel 1992. “All’inizio avevo pochi pazienti e questo mi ha permesso di conoscerli gradualmente – ha raccontato -. Un percorso diverso da quello dei nuovi medici che spesso si trovano ad avere centinaia di assistiti fin dal primo giorno”.

Tra gli aspetti positivi ha ricordato la possibilità di costruire nel tempo un rapporto di fiducia con i pazienti, mentre tra le difficoltà ha citato l’isolamento professionale, che negli ultimi anni si sta cercando di superare grazie alla collaborazione tra colleghi.

Incomprensioni tra medici e pazienti e il lavoro in rete tra medici

Il tema delle incomprensioni tra medici e pazienti è stato affrontato dal dottor Giovanni Azzarà, che ha illustrato alcuni dati del proprio lavoro. In una settimana di attività ambulatoriale ha effettuato 77 visite in studio, ma ha gestito 286 richieste complessive dei pazienti, con oltre 500 prescrizioni di farmaci e più di 100 esami prescritti. “Il medico di famiglia oggi deve avere anche capacità organizzative – ha spiegato – per gestire i diversi canali di richiesta e le priorità”. Tra le difficoltà citate ci sono anche le prescrizioni di esami richiesti da specialisti privati e il tema delle visite domiciliari, che richiedono molto tempo rispetto alle visite ambulatoriali.

Azzarà ha inoltre sottolineato l’importanza del dialogo con i pazienti per evitare abitudini scorrette, come la richiesta immediata di antibiotici ai primi sintomi, che negli anni ha contribuito al problema della resistenza agli antibiotici.

In seguito, Il dottor Fabrizio Oliva ha illustrato il funzionamento delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), un’organizzazione ancora in costruzione che prevede gruppi di medici di medicina generale che collaborano tra loro condividendo informazioni e obiettivi sanitari. Questo modello permette di migliorare la continuità assistenziale e offrire ai pazienti un accesso più rapido alle cure, anche quando il proprio medico non è disponibile. 

Le AFT consentono ai medici di lavorare in rete e di coordinarsi con le aziende sanitarie del territorio per raggiungere obiettivi comuni, come le campagne vaccinali o la gestione dei pazienti cronici.

Il ruolo del medico provvisorio

La dottoressa Giada Donà ha portato la sua testimonianza come medico provvisorio. Ha iniziato a lavorare a Brugherio nel novembre 2025 dopo una precedente esperienza ospedaliera. “L’incarico provvisorio viene assegnato dall’azienda sanitaria quando una sede di medicina generale rimane vacante e ha una durata massima di un anno”, ha affermato.

“Quando sono arrivata ho ereditato circa 1200 pazienti, che sono diventati oltre 1500 nel giro di poco tempo, senza conoscere nessuno – ha raccontato -. Le prime visite sono state dedicate soprattutto a conoscere la storia clinica dei pazienti e organizzare il lavoro dell’ambulatorio”.

La dottoressa ha evidenziato anche l’elevato carico di lavoro: “Nei primi dieci giorni ho lavorato fino a 12 ore al giorno e da novembre a oggi ho emesso 4230 ricette”. Non sono mancati momenti difficili, soprattutto all’inizio, ma ha sottolineato la collaborazione dei pazienti nel permetterle di prendere gradualmente confidenza con il nuovo ruolo.

Servizi sanitari e comunicazione ai cittadini

Durante il convegno si è parlato anche dei servizi di continuità assistenziale. Il dottor Oliva ha ricordato il numero 116117, attivo per contattare la continuità assistenziale (ex guardia medica), che fornisce consulenze telefoniche, visite negli ambulatori territoriali o a domicilio e, in alcuni casi, teleconsulti. Si tratta di servizi destinati ai bisogni non urgenti, mentre per le emergenze resta sempre valido il numero 112.

Il dibattito si è acceso anche sul tema della comunicazione dei servizi sanitari, una questione molto sentita dal pubblico presente in sala. Gilberto Mari ha evidenziato alcune incongruenze tra le informazioni presenti sul sito dell’ASST e la situazione reale, In particolare, secondo quanto spiegato dal dottor Oliva, il servizio AMT (Ambulatori Medici Temporanei), attivo dalle 8.30 alle 16, sarebbe destinato esclusivamente ai pazienti privi di un medico di base titolare. Tuttavia, come evidenziato da Mari, sul sito dell’ASST il servizio risulta indicato come accessibile a tutti i cittadini. Sul punto è intervenuto anche l’assessore Nava, che ha riconosciuto la criticità, ribadendo l’importanza di migliorare la comunicazione tra istituzioni e cittadini.

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