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“Questo romanzo non vincerà lo Strega”: il sogno (e il prezzo) di fare lo scrittore secondo Emmanuele Vercillo

Presentato il nuovo romanzo di Emmanuele Ettore Vercillo, giovane scrittore emergente di origini calabresi e milanese di adozione. Un romanzo ironico e disincantato sul mondo dell’editoria, sulle ambizioni che ci raccontiamo e su quelle verità che preferiremmo non vedere.

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È ancora possibile diventare scrittori di professione, oggi? Come e a che prezzo?
Sono domande a cui sembra voler rispondere Emmanuele Ettore Vercillo, autore di “Questo romanzo non vincerà lo strega”, presentato lo scorso fine settimana a Milano. E vuole rispondere sia raccontando la storia del protagonista, l’aspirante scrittore Leo, sia parlando della propria esperienza nel mondo dell’editoria e dei media.

Emmanuele Vercillo presenta “Questo romanzo non vincerà lo Strega”

Vercillo è un autore di origini calabresi e milanese d’adozione. La sua passione per letteratura e linguaggio è innata, quella per la scrittura è cresciuta durante gli studi e l’esperienza lavorativa da giornalista e consulente. Oggi insegna e scrive, ha già diverse pubblicazioni all’attivo in generi che spaziano dal fantasy al romanzo storico, e l’ultima sua fatica è un condensato semi-autobiografico dallo stile ironico e, a tratti irriverente, come il titolo lascia intuire.

Se pensate che il titolo “Questo romanzo non vincerà lo Strega” sia una scaramanzia piaciona, siete fuori strada. È una intuizione accattivante su come portare in copertina la parabola del protagonista, diviso tra il sogno che potrebbe diventare realtà e le conseguenze del suo desiderio, e del suo romanzo che è candidato a vincere il Premio Strega, prima ancora di vedere la luce.

Il protagonista Leo, infatti, sogna di diventare uno scrittore. E, si legge nella sinossi, “il racconto si apre proprio quando sembra arrivata per lui l’opportunità di realizzarlo: un potente editore gli mette sotto il naso un contratto e una candidatura pilotata al Premio Strega, deve pensarci poco prima di firmare. In fondo è solo un piccolo imbroglio… Un gioco di favori, giurie compiacenti e recensioni già scritte. Niente di troppo diverso da come funziona il mondo, no?”

Sembra tutto semplice, poi però la macchina editoriale si mette in modo e il protagonista viene sovrastato dalle conseguenze della sua scelta. “Tra festival letterari, interviste improbabili e un sistema culturale che sembra recitare una parte già scritta, il suo sogno rischia di trasformarsi in qualcosa di molto più complicato. Perché se avere successo è difficile, capire se lo meriti davvero può essere impossibile”.

La scelta editoriale: il crowdfunding

Un po’ come la storia che contiene, il manoscritto di Vercillo è per ora una pubblicazione in potenza. L’autore si è affidato a una casa editrice, la Bookabook, che ha fatto una scelta precisa: il volume sarà stampato al raggiungimento delle 200 copie pre-acquistate, tramite un canale di crowdfunding, attivo per 100 giorni (ad oggi il countdown dice 75 giorni mancanti).

«Mi piaceva l’idea di fare qualcosa con altre duecento persone – racconta l’autore – e soprattutto è una scelta coerente con la storia che ho scritto e i problemi dell’editoria, su cui volevo riflettere»

Non è infatti un caso se la storia si svolge nel contesto dell’industria letteraria italiana. «Il settore ha un grande problema – spiega Vercillo – legato alla selezione dei manoscritti, che sono un numero vertiginoso, e alla scelta di quale pubblicare, assumendosi i rischi di una mancata vendita. Per questo spopolano i libri degli influencer o le biografie sportive, vendono di sicuro».

E la Milano che corre, con il suo hinterland industrializzato, che fa da scenario allo svolgimento della storia narrata, è diventata un simbolo dei mali di cui l’editoria e il mondo del lavoro in generale sono afflitti. «Bisogna fare tutto in fretta, senza prendersi il tempo per fare le cose bene o viverle. Facendo il giornalista, ho maturato l’idea che l’editoria di questa malattia qua è particolarmente malata: vale per i giornali, lo sappiamo, ma anche per i romanzi. A metà anno le case editrici hanno già deciso il piano editoriale di tutto l’anno successivo».

Il rapporto di Vercillo con editoria e letteratura

Un rapporto odi et amo con l’editoria e i libri, che Vercillo divora e da cui talvolta è deluso: Non amo i romanzi che parlano di temi profondi e vogliono farlo in modo profondo, perché mi annoiano. Preferisco prenderla un po’ più alla leggera, ci facciamo una risata però ci siamo anche capiti.

Il linguaggio in questo ha un ruolo importante: «ho ricercato una scrittura autentica, ci tengo molto – spiega Vercillo –  innanzitutto per i miei studi di linguistica, e poi perché parliamo sempre peggio usando un linguaggio che crediamo possa suonare bene, ma in realtà è terribile perché è finto. Me ne accorgo quando leggo, ma anche quando parlo con i colleghi insegnanti a scuola». E l’idea di un linguaggio autentico arriva proprio dalla scuola: «ho scritto come parlo ai miei alunni, perché così ci capiamo. Il linguaggio dovrebbe servire proprio a questo, a capirsi».

Chissà se tra i sostenitori del suo crowdfunding ci saranno anche alcuni suoi alunni, che scoprono sempre con facilità e rapidamente la vita da scrittore del loro insegnante: «È impossibile nascondere qualsiasi cosa agli studenti, appena sanno nome e cognome ti googlano… Del mio lavoro di scrittore sono curiosi, perché non sanno come si scrive e pubblica un romanzo. Anche gli studenti che fanno le scuole tecniche sono interessati a capire come funziona, da dove si parte. I libri sono un po’ una cosa misteriosa, se non sei nel mondo, entrando in libreria non puoi scoprire la storia dietro quel romanzo». Vercillo non ha paura di provocare

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