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Media e Olimpiadi: come si parla delle atlete? Lo studio dell’Osservatorio di Pavia

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Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 sono state celebrate dai media italiani come le “Olimpiadi delle donne”. È stato davvero così? E in che termini? Uno studio condotto dall’Osservatorio di Pavia ha analizzato il volume e la qualità delle notizie dei principali telegiornali italiani (Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5, Studio Aperto, Tg La7) durante i Giochi di Parigi 2024 e quelli invernali di Milano-Cortina 2026. L’obiettivo, si legge nel comunicato stampa, è “indagare come il sistema mediatico contribuisca a modellare il racconto dello sport, valutando se e quanto le narrazioni televisive riescano a essere inclusive e sensibili al tema della parità di genere.

L’indagine si allarga anche ai giochi paralimpici, soffermandosi sia sulla differente copertura disponibile, sia sulla “persistenza di stereotipi legati alla disabilità o al genere, che pongono con forza il tema della qualità del racconto mediatico.”

Da sinistra: Diana Bracco, Presidente di Fondazione Bracco; Attilio Fontana, Presidente di Regione Lombardia; Federica Picchi, Sottosegretaria allo Sport di Regione Lombardia

La ricerca, intitolata, “Parità di genere e rappresentazione nei media: da Parigi 2024 a Milano Cortina 2026” è stata promossa dal Comitato Olimpico Internazionale e Fondazione Bracco, in collaborazione con Fondazione Milano Cortina 2026. Ed è stata presentata dalla dottoressa Monia Azzalini il 19 marzo a Palazzo Lombardia, alla presenza – tra gli altri – del Sottosegretario regionale allo Sport e ai Giovani, Federica Picchi, del Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, di Diana Bracco, Presidente di Fondazione Bracco.

Milano-Cortina: le Olimpiadi delle donne

Negli ultimi Giochi invernali (che vi abbiamo raccontato attraverso una insider) la partecipazione delle azzurre è stata in effetti superiore al passato. E soprattutto ci sono state molte medaglie conquistate nelle competizioni femminili e miste, che hanno dato più occasioni di parlare delle atlete.

Del numero record della spedizione italiana che contava 196 atleti e atlete, ben 96 erano donne. Nella precedente edizione dei Giochi a Pechino erano 42 su 118 totali. Dal 2022 al 2026, quindi, le atlete della nazionale azzurra sono passate dal 35% al 47%. E per quanto riguarda le medaglie, delle 30 totali conquistate ben 18 sono quelle arrivate da competizioni femminili e miste.

Bottino molto ricco, sia per il medagliere, sia per la notiziabilità.

I risultati della ricerca

E infatti la ricerca parte dal dato che riguarda atlete e atleti protagonisti delle notizie. Nel periodo delle Olimpiadi di Parigi, su 476 notizie dedicate nei vari Tg, il 49% riguardava atlete (contro il 51% per gli atleti). Durante Milano-Cortina la percentuale è salita al 58% (contro il 42% delle notizie riguardanti gli atleti).

Rappresentanza di genere persone intervistate_MilanoCortina

Oltre al dato quantitativo, c’è però quello qualitativo. E cioè: come si parla delle atlete e chi ne parla?

Come si parla delle atlete?

La ricerca classifica come “non sessista” il linguaggio utilizzato nel racconto sportivo a Parigi nel 93% dei casi e a Milano-Cortina nel 95% dei casi. Rispettivamente, classifica non sessiste le immagini proposte nel 93% e nel 98% dei casi. Rileva però una percentuale di notizie che presentano stereotipi (7% per Parigi, addirittura 16% per Milano-Cortina) e che colpiscono nella maggior parte dei casi proprio le donne.

In definitiva, come si legge nell’executive summary della ricerca, progressivamente “Le atlete diventano più visibili, anche grazie alle medaglie conquistate. Tuttavia ciò non corrisponde a una narrativa qualitativamente più evoluta.”

La classificazione del linguaggio e delle immagini utilizzate come non sessiste o stereotipate avviene tenendo come riferimento gli standard del racconto sportivo definiti dallo stesso Comitato Olimpico Internazionale. Dal 2018 in poi, infatti, il CIO ha pubblicato e successivamente aggiornato le Portrayal Guidelines for a Gender-equal, fair and inclusive representation in Sports, giunte alla terza edizione nel 2026. Delle vere e proprie prescrizioni indirizzate ai media su come parlare correttamente delle atlete.

Chi parla delle atlete?

Il primo punto critico evidenziato dalla ricerca riguarda il ruolo che hanno le donne all’interno della narrativa sportiva quando non sono le atlete protagoniste. Infatti, le donne interpellate in qualità di esperte sono state solo il 26% durante i giochi di Parigi 2024 e il 31% in quelli di Milano-Cortina.

Cosa accade quando non ci sono le Olimpiadi?

I Giochi, sia estivi che invernali, sono un momento “atipico”. L’informazione si occupa maggiormente di sport che di solito hanno meno spazio o non ne hanno affatto. E questo è un volano anche per la rappresentazione delle atlete.

Nei tempi cosiddetti ordinari, lo spazio sportivo dei principali telegiornali è occupato per il 40% da notizie sul calcio. Di queste, solo il 2% riguardano competizioni calcistiche femminili. Il dominio del calcio maschile nell’informazione sportiva causa un enorme squilibrio di genere nella visibilità mediatica: il 12% delle notizie riguardano uomini e donne, il 13% solo donne e il restante 75% solo uomini.

Luci e ombre dello studio

Lo studio condotto dell’Osservatorio di Pavia è uno degli sforzi che il CIO sta facendo all’interno di una più ampia agenda di Obiettivi di parità di genere e inclusione.

Il Comitato si è dotato di una struttura dedicata all’uguaglianza di genere, la diversità e l’inclusione, la cui responsabile è Charlotte Gruppo, ha approntato un protocollo di safeguarding (anche se non ha rivelato dati sul suo funzionamento effettivo durante gli ultimi giochi). Inoltre, in più occasioni, rinnova espressamente l’invito alle Federazioni nazionali a investire nella leadership femminile.

Lo studio, infatti, individua tra le della sottorappresentazione femminile tra le voci “esperte” proprio la mancanza di donne nei ruoli apicali di società sportive e federazioni. Forse lo stesso CIO dovrebbe riflettere sulla struttura dei Giochi: ad esempio, non si capisce come mai la combinata nordica sia rimasta l’unica disciplina solamente al maschile a Milano-Cortina 2026, con non poche proteste delle atlete.

Oltre a questi passi, la volontà di dedicare risorse all’indagine della rappresentazione mediatica, è segno di una consapevolezza matura di quanto il linguaggio contribuisca a formare il pensiero e la cultura, anche quella sportiva.

Gli sviluppi futuri

Non è però chiaro cosa ne sarà di questo Osservatorio dopo Milano-Cortina, con il rischio che lo sforzo fatto fin qui si perda. Vero è che non è l’unico, nè il più ampio studio in materia. Proprio l’Osservatorio di Pavia, insieme al Centro di Ateneo Elena Cornaro dell’Università di studi di Padova è coinvolto nel Global Media Monitoring Project, il più grande e longevo studio longitudinale sulla rappresentanza di genere nei media mondiali, che dal 1995 raccoglie dati per periodi di 5 anni monitorando indicatori sulla rappresentanza di genere nei media.

La ricerca promossa dal CIO e Fondazione Bracco è una costola con focus sulle ultime edizioni Olimpiche, ma rispetto al lavoro del Global Media Monitoring Project non ha una visione comparatistica ampia: non mette il dato italiano in relazione a quello di altri Paesi, nè con competizioni internazionali più risalenti nel tempo. Inoltre, nella selezione di media monitorati ha escluso i canali Eurosport e i programmi sportivi verticali delle reti nazionali. Una scelta curiosa se l’obiettivo è proprio studiare il linguaggio utilizzato dai media sportivi.

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