HomeIntervisteDejan Savićević, il genio: il nuovo libro di Massimiliano Ruzzante

Dejan Savićević, il genio: il nuovo libro di Massimiliano Ruzzante

L'autore ha svelato tutto il backstage del progetto, raccontando retroscena e personalità del calciatore montenegrino, uno dei talenti più iconici del calcio europeo.

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Dopo la pubblicazione del libro “Milan 1993-94, sulla vetta dell’olimpo”, nel dicembre del 2024, Massimiliano Ruzzante torna nelle librerie con una biografia ufficiale: “Dejan Savićević, il genio”. L’autore, intervistato da HEO Post, ha raccontato il percorso che lo ha portato alla realizzazione del libro, rivelando anche aspetti sulla personalità del calciatore montenegrino, sul suo rapporto con Fabio Capello, con i compagni di squadra, e in particolare con Zvonimir Boban. 

I primi contatti con Savićević

“Siccome il mio primo libro trattava del Milan della stagione ’93-’94, ho cercato di contattare uno dei protagonisti di quella stagione per proporre una biografia – dichiara Ruzzante -. Mi sono rivolto a ex calciatori che non avessero già pubblicato un’autobiografia, ma ho ricevuto diversi rifiuti, perché non interessati al progetto. Così, quasi casualmente ho pensato, ovviamente non come ruota di scorta, a Dejan Savićević. Non l’ho contattato subito perché lo vedevo quasi irraggiungibile, essendo in Montenegro come presidente della federazione montenegrina. Alla fine, sono riuscito a contattare il figlio su Instagram e, tramite lui, ho proposto il progetto al diretto interessato. Non ho ricevuto una risposta immediata, ma alla fine ha dato l’ok”.

Il genio

“Savićević è stato definito ‘Il genio’ da Germano Bovolenta, ex giornalista della Gazzetta dello Sport, grazie al quale ho reperito diverso materiale, essendo stato il biografo negli anni ’90 dell’ex calciatore – racconta Ruzzante -. Coniò questo aggettivo vedendolo in allenamento fare cose particolari, dribbling e giocate particolari. All’inizio fu un po’ preso in giro dagli altri giornalisti, perché all’epoca Savićević nel Milan faceva fatica. Ma dopo la finale di Atene tutti dovettero ricredersi e quell’appellativo gli rimase fino alla fine della carriera”. 

Secondo l’autore, oggi calciatori simili sono sempre più rari: “Nel campionato italiano sicuramente non esiste più un giocatore del genere. Forse qualcosa si intravede in Lamine Yamal, per l’imprevedibilità, ma è difficile trovare un giocatore con quelle caratteristiche. Era il classico trequartista, ruolo ormai scomparso, e soprattutto era anarchico in campo, non aveva vincoli tattici”. 

L’autore ha poi parlato della sua qualità principale: l’imprevedibilità. “Lui ha sempre detto che aveva questo dono fin da ragazzino: il dribbling, ma non quello classico, bensì quello imprevedibile. La sua genialità era proprio inventare giocate”. 

Non mancavano però, i limiti: “Il vero limite era la discontinuità di rendimento: dipendeva molto da come si alzava la mattina. Era molto umorale, a tratti anche pigro, anche se lui non ama definirsi così. Andava stimolato, ma quando era in giornata, e soprattutto quando stava bene fisicamente, perchè purtroppo gli infortuni sono stati un limite costante nella sua carriera, era davvero inarrestabile”.

La finale di Atene, la sua personalità e il rapporto con Capello

“La finale di Champions del 1993-94 è stata la sua miglior prestazione in una partita singola – sottolinea Ruzzante -. Ricordo che giornali gli diedero 10 in pagella, una cosa che in una finale non si vede mai”. 

Eppure, la sua migliore stagione in assoluto fu quella successiva: “Quell’anno trascinò il Milan alla seconda finale consecutiva, che però dovette saltare per un infortunio muscolare, proprio all’apice della sua carriera”. Lo stesso Savićević, come riportato nel libro, considera il suo più grande rimpianto non aver partecipato a quella partita per un infortunio banale in allenamento. 

L’autore ha poi parlato della sua personalità: “Non c’è molto della sua vita privata perché è una persona piuttosto riservata – afferma Ruzzante -. Si definisce un uomo di calcio con semplici interessi come stare in compagnia e viaggiare. È una persona molto generosa e onesta, che detesta assolutamente le menzogne e le bugie. Queste sono qualità assolutamente che, secondo me, raramente si trovano nel mondo del calcio e dello sport”. 

Ruzzante, inoltre, ha raccontato del rapporto tra il calciatore montenegrino e Fabio Capello: “Oggi Savićević dice che capisce Capello perché voleva determinate cose, e comportamenti. Ma nel dicembre del 1993 si arrivò vicino allo strappo definitivo, poi fortunatamente ricucito da Galliani e Berlusconi. Non accettava la panchina, per lui era un’umiliazione – ha continuato a raccontare Ruzzante -. Un episodio emblematico è stato quando rifiutò di partire con la squadra per Anderlecht-Milan del ‘93-’94, perchè Capello gli disse che sarebbe stato in panchina”. 

La prefazione di Boban e la postfazione di Beccantini

“Quando ho contattato Zvonimir Boban – spiega Ruzzante -, mi ha proposto un articolo che lui stesso ha scritto dieci anni fa, per un famoso quotidiano croato sportivo, dedicato solo e esclusivamente al suo amico Savićević. Me l’ha tradotto in italiano lui stesso, anche perchè Boban gioca molto su delle raffinatezze poetiche, citando anche poeti e modi di dire croati. E infine, io e l’editore l’abbiamo sistemato per renderlo più fruibile. Si tratta di una prefazione di un amico che ha grandissima stima nei suoi confronti, nella quale racconta il suo rapporto da militare da compagno di squadra, e l’uomo Savićević, con il suo stile molto raffinato”.

“Della postfazione, invece, se ne è occupato un grande giornalista, Roberto Beccantini – ha aggiunto Ruzzante -. In una sezione del libro, ci sono poi contenuti di ex giocatori, ex allenatori, giornalisti e addetti ai lavori, che ho contattato io personalmente”. 

Inoltre, non sono mancate poi le difficoltà nel reperire tutto il necessario: “Quello che mi ha messo più in difficoltà è stato il reperire delle fonti e del materiale del periodo jugoslavo del calciatore, quindi dagli esordi. Non esistono molte immagini o fonti facilmente accessibili di quel periodo. La ricerca materiale è durata da giugno a dicembre, periodo in cui ho lavorato sull’assemblaggio del materiale”.

Ruzzante spiega che non è solo un libro testuale ma ha anche delle illustrazioni: “Abbiamo raccolto anche una ventina di foto che lo rappresentano di più, da ragazzino fino ad oggi, dato che attualmente detiene il ruolo di presidente della federazione montenegrina”.

Infine, l’autore ha accennato anche a un possibile progetto futuro: “L’idea sarebbe quella di tradurre il libro in inglese e, se possibile, anche in montenegrino, per pubblicarlo nel suo Paese d’origine, dove finora non è mai stato scritto nulla su di lui”.

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