HomeAttualitàMeno lavoro, più vita: i dati del IX rapporto Censis-Eudaimon

Meno lavoro, più vita: i dati del IX rapporto Censis-Eudaimon

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Presentato il IX rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale in Italia. I numeri parlano di una richiesta crescente di benessere da parte dei lavoratori rivolta alle aziende. Evidenziata anche una tendenza delle imprese medio-grandi a cercare di soddisfare sempre di più queste richieste. Emerge, tuttavia, una raccolta dati che non permette di generalizzare al mondo aziendale italiano nel suo insieme per via del campione scelto. Accanto a questo, spicca come le richieste dei lavoratori arrivino dalla fascia più elitaria, lasciando presagire la situazione della maggioranza.

Il lavoro non è più identità

I dati, esposti dalla ricercatrice Censis Sara Lena, parlano chiaro: i lavoratori non si identificano più solo con il lavoro. Stando alla ricerca, una forte maggioranza si aspetta interventi dell’impresa per il prioprio benessere (83,6%), mentre quasi il 60% ritiene la retribuzione insufficiente. A questo si associa la mancanza di un riconoscimento percepito, lamentata dal 78,9% del campione, e una valorizzazione dell’etica, che pesa persino più dello stipendio per oltre la metà dei lavoratori sentiti. Se consideriamo che il campione utilizzato esclude lavoratori come dipendenti agricoli, dipendenti pubblici e partite IVA, ci si rende conto come si parli di una elite contrattuale. Dati ISTAT alla mano, non rappresenta la maggioranza dei lavoratori del paese. Viene dunque spontaneo chiedersi quale sia la situazione percepita in contesti più piccoli, dove il welfare appare non solo meno presente, ma in molti casi fatica ad esistere.

Una spiegazione possibile è quella fornita da Silvia Zanella, esperta di trasformazione digitale e autrice del libro “Basta lavorare così”. Secondo il suo punto di vista, quello che sta avvenendo in Italia è una rottura del patto con il lavoro. Non è più quello che facciamo a darci la nostra identità e, per questo, i lavoratori chiedono maggiore spazio personale nel quale non sconfini più la dimensione lavorativa. Secondo Zanella, una forte spinta in questo senso sarebbe arrivata con il COVID, quando tutti sono stati obbligati a staccarsi dalla loro attività lavorativa. Un’influenza altrettanto importante, però, l’avrebbero avuta le nuove generazioni. Il loro merito sarebbe di permettere agli adulti di «riflettere sul perché delle cose», permettendoci di mettere in discussione dogmi consolidati.

La risposta delle aziende

I dati raccolti nel rapporto, provano anche a descrivere una risposta aziendale a queste necessità. L’immagine che viene fatta emergere è reattiva, con il 92% delle aziende che ha attivato forme di welfare. La ragione sarebbe nella consapevolezza che è un tipo di offerta che attira e trattiene i dipendenti, al punto che si studiano forme di welfare personalizzato per i singoli. Per quanto possa sembrare un discorso avvenieristico, è proprio qui che emerge la debolezza più grande del rapporto.

Riferendosi a un campione di 150 imprese, scelte fra realtà medio-grandi (cioè con almeno 50 dipendenti) non produce dati che possano portare a generalizzazioni nazionali. In sostanza, per quanto i dati siano interessanti, non ritraggono il quadro italiano, ma soltanto una sua minima porzione. In Italia, nel 2023, erano circa il 95% le imprese di piccole dimensioni, che non rientrano in alcun modo nella fotografia del rapporto. Il risultato, dunque, è una profonda attenzione verso una fetta minoritaria del tessuto imprenditoriale italiano. Questo offre sicuramente un quadro d’insieme sull’impresa di alto livello, ma non può mostrare le reali tendenze del mercato italiano, che non è stato propriamente intercettato dall’indagine.

Una finestra sui dati

Sebbene il rapporto abbia delle debolezze strutturali, legate perlopiù alla raccolta dati, ci sono comunque delle riflessioni che è possibile fare. Sul fronte lavoratori, va evidenziato come, se la fascia più alta evidenzia con tanta forza problemi legati al benessere, la situazione non può che essere peggiore a livelli più bassi. Sul fronte aziendale, va senza dubbio evidenziato l’interesse delle aziende più grandi verso il benessere dei dipendenti. E se questo aspetto diventerà sempre più essenziale per mantenere e attirare dipendenti sul mercato, viene da chiedersi cosa accadrà a quelle imprese che non hanno le risorse per far fronte a questi costi e rappresentano una netta maggioranza del mercato.

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