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Formula 1, rivoluzione 2026: macchine nuove e nuove parole da imparare

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Dalle monoposto più piccole ai motori metà elettrici, fino all’addio al DRS: ecco cosa cambia nel Mondiale che parte domenica con il Gran Premio d’Australia. La nuova stagione della Formula 1 porta con sé uno dei cambi regolamentari più profondi di sempre. Vetture più leggere, aerodinamica attiva, power unit rivoluzionate e una serie di nuovi termini tecnici che sentiremo spesso durante prove, qualifiche e gara.

A pochi giorni dal via del nuovo Mondiale di Formula 1, gli appassionati si preparano a una stagione che promette di cambiare parecchie abitudini. Il campionato che sta per iniziare segna infatti l’inizio di una nuova era tecnica: monoposto ridisegnate, motori con una componente elettrica molto più importante e sistemi aerodinamici completamente diversi da quelli degli ultimi anni. Il risultato sarà non solo una Formula 1 più sostenibile, ma anche – almeno nelle intenzioni dei progettisti – più spettacolare. Su questo, ovviamente, se ne riparlerà a Mondiali iniziato, dopo i primi Gran Premi.

Monoposto più piccole e più leggere

La prima novità riguarda le dimensioni delle vetture. Le monoposto del nuovo ciclo regolamentare saranno leggermente più compatte rispetto a quelle attuali.

La distanza tra le ruote anteriori e posteriori, si accorcia di circa 20 centimetri. Anche la larghezza complessiva della vettura viene ridotta, mentre il fondo – la parte inferiore che contribuisce alla stabilità aerodinamica – diventa più stretto. Scende anche il peso minimo: circa 30 chilogrammi in meno rispetto alle auto degli ultimi anni.

Aerodinamica rivista e addio DRS

Cambiano le regole anche per ciò che riguarda l’aerodinamica. Il carico aerodinamico complessivo viene ridotto in modo significativo: in parte questo dipende dalla scomparsa dei “tunnel” nel fondo, che generavano il cosiddetto effetto suolo. In teoria, meno carico significa anche monoposto più difficili da guidare ma potenzialmente più vicine tra loro in pista.

Per anni i sorpassi sono stati facilitati dal Drag Reduction System (DRS), il sistema che apriva l’ala posteriore sui rettilinei riducendo la resistenza dell’aria. Con il nuovo regolamento questo dispositivo viene sostituito da un sistema più sofisticato: ali anteriori e posteriori che possono cambiare configurazione durante il giro, adattandosi alle diverse parti del circuito. In pratica la vettura può scegliere una configurazione più carica per affrontare le curve oppure una più scarica per guadagnare velocità nei rettilinei.

Pneumatici leggermente più stretti

I cerchi da 18 pollici restano, ma cambiano le dimensioni delle gomme. Gli pneumatici anteriori diventano più stretti di circa 25 millimetri, mentre quelli posteriori perdono circa 30 millimetri di larghezza. Anche questa scelta contribuisce a ridurre peso e resistenza aerodinamica.

Motori: metà elettrico, metà termico

La trasformazione più importante riguarda però le power unit. Il nuovo regolamento punta a una ripartizione quasi perfetta della potenza: circa il 50 per cento arriverà dal motore a combustione interna e il restante 50 per cento dal sistema elettrico.

Le vetture utilizzeranno inoltre carburanti sostenibili di nuova generazione, pensati per ridurre l’impatto ambientale senza compromettere le prestazioni.

Più decisioni nelle mani del pilota

Con una componente elettrica così importante, cresce anche il ruolo del pilota nella gestione dell’energia.

Durante il giro bisognerà decidere quando recuperarla, quando conservarla e quando utilizzarla tutta per difendersi o attaccare. Una gestione che diventerà parte integrante della strategia di gara.

Il gergo da sapere

Con il nuovo regolamento entrano nel lessico della Formula 1 anche alcuni termini che sentiremo spesso nelle telecronache.

Overtake mode: è la nuova modalità di sorpasso che sostituisce il DRS. Quando un pilota si trova entro un secondo dalla vettura davanti può attivare una potenza supplementare per tentare l’attacco.

Boost mode: il comando che permette di sfruttare al massimo l’energia del sistema elettrico. Con un pulsante il pilota può ottenere la massima potenza disponibile per difendersi o per provare un sorpasso.

Recharge: indica la fase di ricarica della batteria, ottenuta recuperando energia soprattutto durante le frenate.

Active aero: il sistema di aerodinamica attiva che modifica l’inclinazione delle ali per adattare la vettura alle diverse parti del circuito.

Una stagione che può cambiare gli equilibri

Quando si cambiano contemporaneamente tutti questi elementi, il rischio – o per alcuni la speranza – è che si ridisegni anche la gerarchia tra le squadre. Per questo il Mondiale che si apre con il Gran Premio d’Australia potrebbe essere uno dei più imprevedibili degli ultimi anni della Formula 1. E per chi segue le gare davanti alla TV, anche alle 5.00 del mattino come il primo GP di domenica 8 marzo, sarà anche l’occasione per imparare un piccolo nuovo vocabolario della velocità.

Chi parte favorito?

Qui c’è un tema da trattare. Se la McLaren di Norris e Piastri ha da un lato vinto gli ultimi due Mondiali costruttori, e uno che riguarda quello Piloti grazie al successo del britannico, è anche vero che il nuovo regolamento – di fatto – rimescola le carte nel mazzo e aggiunge grandissima imprevedibilità.

Secondo quanto raccolto dopo i primi test di avvicinamento al Mondiale 2026, il team che sembrerebbe leggermente in vantaggio è la Mercedes. Il rapporto tra l’efficienza del motore e il bilanciamento della macchina sembra centrato: in molti, almeno per quanto riguarderà la prima fetta di stagione, indicano la scuderia del Team Principal Toto Wolff come la macchina da battere.

Ha incontrato invece maggiori difficoltà la McLaren nei test soprattutto in termini di degrado gomma: da peculiarità della passata stagione a possibile tallone d’Achille oggi. Al netto di questo, mettiamo il team britannico al secondo posto perché ha dimostrato di saper cambiare le carte in tavola anche nei momenti più difficili. Avremo ragione?

E poi la Red Bull. La principale incognita riguardava il nuovo motore sviluppato insieme a Ford Motor Company. Nei test in Bahrain, però, la nuova power unit avrebbe sorpreso gran parte del paddock, soprattutto per l’affidabilità mostrata fin dai primi giri. Nonostante segnali incoraggianti, la Red Bull sembra partire almeno sulla carta dalla seconda fila. Occhio però a una particolarità: il fattore Max Verstappen.

Quarto posto in questa speciale mini-classifica per la Ferrari. Gli uomini del cavallino rampante lavorano esclusivamente al nuovo progetto già dagli ultimi mesi della passata stagione. Le macchine Hamilton e Leclerc hanno portato in Bahrain soluzioni accattivanti, come l’ala posteriore che ruota totalmente su sé stessa. Insomma, al netto di grande lavoro e fiducia cresciuta nei test della pre-season, il nostro giudizio sulla Rossa resta – seppur con un pizzico di fiducia unito alla speranza – comprensibilmente prudente.

Ferrari - Formula 1

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