domenica, Marzo 1, 2026
HomeSportDa Alberto Tomba al Chievo Verona: una giornata di sport e storie...

Da Alberto Tomba al Chievo Verona: una giornata di sport e storie alla Biblioteca Gianni Mura

Alla Biblioteca dello Sport Gianni Mura una giornata di racconti ha attraversato i grandi temi dello sport: inclusione, salute, trasformazioni del calcio, storie di campioni come Alberto Tomba e di realtà calcistiche come il ChievoVerona.

- Pubblicità -

Sabato 28 febbraio la Biblioteca dello Sport Gianni Mura ha ospitato una lunga giornata dedicata ai libri e ai racconti sportivi. L’iniziativa, organizzata insieme a Offside Festival, di cui erano presenti Filippo e Simone Iemmolo, ha messo al centro non solo le vittorie, ma anche i temi difficili, i cambiamenti del calcio e le storie che hanno segnato intere generazioni. Un viaggio che ha toccato il calcio, la boxe, lo sci, la pallavolo, l’hockey, fino ad arrivare alle storie di chi è rimasto “a un gradino dal cielo”.

Francesca Muzzi – Giochiamo anche noi

La prima parte della giornata è stata dedicata ai temi più delicati. Francesca Muzzi ha parlato del suo libro “Giochiamo anche noi”, il primo in Italia a raccontare l’omosessualità nel calcio. L’idea nasce da una domanda personale: “Se per una donna era difficile lavorare come giornalista sportiva negli anni ’80, quanto può essere difficile per un calciatore dichiararsi gay in un ambiente che esalta ancora la ‘virilità’?”

Quando uscì la prima edizione, Gianni Mura le scrisse: “Ha dato voce a chi non l’aveva”. E proprio questo resta il cuore del libro: ragazzi che giocano a tutti i livelli, squadre e arbitri omosessuali. “Eppure, nel 2026, in Italia non esiste ancora un calciatore di primo piano dichiaratamente gay. Il silenzio permane perché nel calcio si continua a negare che esistano”, ha spiegato Muzzi. Inoltre, l’autrice ha raccontato che le presentazioni del libro si sono svolte soprattutto in ambienti che lei ha definito protetti come associazioni, circoli, ma raramente nelle società sportive. “Ho trovato molta più apertura nelle scuole sul tema rispetto che nelle società sportive. Questo è un segnale che qualcosa deve ancora cambiare. Quindi mi auguro che le nuove generazioni siano meno chiuse rispetto a quelle precedenti, e che se ci sarà una terza edizione, qualche giocatore o allenatore sia così coraggioso di mettere la propria firma, l’unico fino ad ora è stato Thomas Locatelli.

Sempre sul fronte dei pregiudizi, Muzzi ha raccontato anche “Calcio Champagne”, storia di una squadra unificata dell’OlmoPonte Santa Firmina di Arezzo, dove ragazzi con e senza disabilità giocano insieme. Una realtà sostenuta dall’ex campione del mondo Francesco Graziani, che ha scelto di non avere psicologi o terapisti in campo perché le regole sono le stesse per tutti. “Il vero tabù da rompere è la paura del diverso”, è stato il messaggio che ha lasciato l’autrice.

Tommaso Clerici – Colpi in testa

Successivamente ha preso parola Tommaso Clerici per parlare del suo libro “Colpi in testa”, un’inchiesta sui traumi cerebrali negli sport di contatto. Un tema centrale nel mondo anglosassone, ancora poco discusso in Italia. Microtraumi ripetuti, le cosiddette “concussion”, possono portare a malattie neurodegenerative e, in alcuni casi, a drammi personali culminati anche in suicidi.

Clerici ha citato casi italiani come quello del pugile Daniele Scardina, colpito da emorragia cerebrale, e tragedie come quella di Fabrizio De Chiara, morto a 26 anni dopo un incontro valido per il titolo italiano, o del giovane Francesco Vatteroni, scomparso a 17 anni durante una partita di football americano. “Serve parlarne perché si rischia tanto senza saperlo”, ha detto Clerici.

Francesca Muzzi e Tommaso Clerici

Le metamorfosi del calcio: dalla Coppa dei Campioni alla fine del libero

La seconda parte dell’incontro ha raccontato come il calcio sia cambiato nel tempo. Emiliano Battazzi, con il suo libro “Vincere la Champions”, ha ripercorso la nascita della Champions League. L’idea di un torneo più inclusivo e remunerativo prese forma in un’Europa calcistica in trasformazione, mentre in Inghilterra nasceva la Premier League. Se prima squadre come Steaua Bucarest o PSV Eindhoven potevano vincere il trofeo, con la nuova formula lo spazio per le cosiddette “outsider” si è molto ridotto.

Sandro Bocchio ha invece raccontato “La strana vicenda del libero scomparso”, un ruolo simbolo del calcio italiano esaltato da Nereo Rocco, dove contavano molto la personalità e l’intelligenza del singolo giocatore, e poi trasformato dall’arrivo di Arrigo Sacchi. Un calcio in cui contavano personalità e interpretazione individuale, lontano anni luce da quello odierno, dove anche il portiere deve saper giocare bene con i piedi.

Lucio Biancatelli ha riportato alla memoria il Pescara di Galeone, capace di passare “dalla polvere al sogno”, come scritto anche nel titolo del suo libro. Un calcio definito da Gianni Mura “più democratico”, in cui le favole avevano ancora spazio.

Alberto Tomba, Julio Velasco e il peso dei media

Giuseppe Pastore ha presentato il suo libro “La Bomba”, dedicato ad Alberto Tomba. Tomba, atleta straordinario che è stato, secondo Pastore , una sorta di cavia con i media e con i giornali, in un’epoca senza social: “Cosa avrebbe detto o fatto con gli strumenti di oggi? Difficile dirlo”, ha ammesso Pastore.  Di certo, il “brivido Tomba” era spettacolo puro: gare vissute con il fiato sospeso fino all’ultima porta, tra errori spettacolari e rimonte costruite grazie alla sua potenza e alla sua grande preparazione atletica.

Il paragone è arrivato con Julio Velasco, oggi commissario tecnico della nazionale femminile di pallavolo: “Sono due personalità diverse, entrambi sono diventati grandi in Emilia-Romagna, e soprattutto capaci di ispirare”. Velasco, ha sottolineato Pastore, è tra coloro che sanno spiegare meglio il significato della sconfitta, lui che ha perso due finali per un soffio, tra cui quella delle Olimpiadi di Atlanta 1996. “Velasco è una persona ancora lucida per capire i cambiamenti del mondo di oggi, sa trovare il giusto canale di comunicazione con tutti, conosce psicologicamente tutti i quadri mentali di tutti gli atleti e le atlete”, ha infine raccontato Pastore.

Chievo, un delitto perfetto

Un altro momento di questa giornata è stato dedicato al libro “Chievo, un delitto perfetto” di Fabiana Della Valle e Raffaele Tomelleri, alla presenza dell’ex presidente Luca Campedelli.

Il racconto è partito da un episodio simbolico ricordato dall’ex portiere Stefano Sorrentino, e riportato durante l’evento da Paolo Maggioni, presidente del premio “L’Altropallone”, conduttore de La domenica sportiva e ideatore del progetto della biblioteca: alla vigilia di una partita decisiva per la salvezza, trovò il presidente con la pala in mano a spalare la neve dal campo di allenamento. Un gesto semplice, ma che spiegava perfettamente cosa fosse il ChievoVerona.

Il Chievo aveva conquistato tutti con un calcio brillante. Per vent’anni è stata considerata un modello. Poi, però, tutto si è incrinato e nel giro di poco tempo il club è scomparso dal calcio professionistico. Gli autori del libro hanno parlato di una fine rapida e dolorosa, sottolineando come, secondo loro, il sistema non abbia fatto abbastanza per salvare una realtà storica.

Campedelli ha parlato con grande emozione, spiegando che per lui il Chievo non era solo una squadra, ma una parte della sua vita. “Noi facevamo calcio per il calcio”, ha detto, ricordando che molte iniziative erano pensate per restituire qualcosa alla città. Ha anche raccontato di aver voluto disegnare personalmente le maglie, tanto era forte il legame con il Chievo e con il calcio.

Un altro tema emerso è stato il silenzio che ha accompagnato la fine del club. Come raccontato da Tomelleri, dopo il fallimento ci sono state poche interviste. “Come se si fosse voluto chiudere in fretta una pagina di un club che era diventato scomodo – ha detto Tomelleri -. La scomparsa del Chievo rappresenta una perdita per tutto il calcio italiano, che ha perso una realtà, i cui valori sono difficili da trovare nel calcio di oggi”.

Lo sport come pretesto

La giornata si è conclusa con Filippo Maria Ricci e il suo libro “Scusate il ritardo”, un racconto di viaggi e di un giornalismo nato seguendo il calcio africano, fino alla collaborazione con Panini per gli album della Coppa d’Africa.

Spazio poi è stato dato a “A un gradino dal cielo” di Emanuele Giulianelli, che racconta storie di quarti posti che hanno fatto la storia. Un racconto che parte dal quarto posto di Benedetta Pilato di cui si è parlato tantissimo nelle scorse olimpiadi. Poi c’è l’Iraq nel calcio olimpico festeggiato a Baghdad, al Nicaragua nel baseball, fino a Niki Lauda che tornò in pista dopo l’incidente al Nürburgring e chiuse quarto a Monza. “Chi arriva quarto, nello specifico della gara non ha fatto nulla di meno di chi è arrivato terzo nell’impegno e nella preparazione”, ha affermato Giulianelli

Giuliana Lorenzo ha raccontato “ItalVolley”, dedicato alla nazionale femminile di pallavolo: un libro che racconta l’ultimo oro olimpico, un percorso diviso tra cronaca e ritratti umani, per dimostrare quanta umanità ci sia dietro un trionfo.

Infine Leonardo Gobbi con “HockeyTrip”, un viaggio personale nell’hockey su ghiaccio. “Per sublimare lo sconforto di non avere più una squadra a Milano), ormai dal 2015, scrivo di hockey su ghiaccio – ha raccontato Gobbi -. A Milano il risultato non è stato così importante, per il milanese era importante identificarsi con una squadra, sapere che i giocatori davano tutto sul campo. Il risultato è secondario rispetto all’impegno. La vittoria è un corollario”.

Leonardo Gobbi, Giuliana Lorenzo e Emanuele Giulianelli

- Pubblicità -
TI POTREBBERO INTERESSARE...
- Advertisment -

I più letti

- Advertisment -