martedì, Febbraio 24, 2026
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Milan, fine dell’illusione: Scudetto all’Inter, ma non chiamatelo fallimento

La sconfitta col Parma chiude il sogno scudetto, ma non cancella quanto di buono fatto finora da un Milan andato oltre i propri limiti. Inutile appellarsi agli errori arbitrali: la sterilità offensiva è il vero problema. Ora l'obiettivo cambia, ma resta cruciale: bisogna difendere il posto in Champions e puntare al riscatto nel Derby.

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Occorre iniziare da una premessa, che non è una considerazione che viene a seguito di una sconfitta dolorosa e che riporta alla realtà l’universo rossonero, ma un dato di fatto: questa squadra ha già fatto molto più del suo dovere. Che il Milan abbia la rosa corta, che in attacco continui a mancare il bomber di razza, e che manchi il difensore prodigio sono limiti incontrovertibili.

E che pur con questi limiti, la squadra di Allegri sia riuscita, a partire dalla seconda giornata, a rimanere imbattuta per 25 partite ed essere praticamente fino ad ora l’unica vera nemesi dell’Inter nella corsa allo scudetto, non sa di miracolo, perché tutto questo è stato frutto del lavoro, ma certamente è un risultato (parziale) di cui non si può non tener conto.

Il Milan torna coi piedi per terra

Fatta la premessa, è doveroso anche dire che il suono della sveglia che richiama alla realtà e liquida il sogno scudetto alla voce chimera non si pensava certo potesse trillare nella partita con il Parma. Partita che il Milan poteva e doveva vincere, quantomeno spinto dalla motivazione di chiudere definitivamente il discorso qualificazione alla prossima Champions League: i 7 punti sul Napoli terzo e addirittura gli 11 sulla Juve, quinta, sarebbero stati timbro e firma in calce alla pratica.

Non è andata così: è arrivata una brutta sconfitta contro un Parma modesto, che ha fatto tutto ciò che doveva fare: resistere, resistere, resistere e nel caso provare a colpire alla prima occasione. E così è stato. Quale sarebbe stato il finale del match si è cominciato a percepire quando, nella ripresa, gli assalti del Milan hanno tuttalpiù scatenato, palo di Leao a parte (davvero sfortunato nella circostanza), caotiche mischie in area avversaria che i difensori emiliani sono riusciti a risolvere sempre a loro favore. Era la tipica situazione in cui, a pochi minuti dal termine, sarebbe poi arrivato il gol come una doccia gelata sulla testa. E così sia.

Troilo, il gol è dubbio ma l’alibi non regge

Poco importa che la validità del gol di Troilo sia più che dubbia, il Milan non sarebbe dovuto arrivare a dieci minuti dal termine della sfida ancora sullo zero a zero. Il fallo c’era? Si, probabilmente Troilo si appoggia su Bartesaghi, (anche se la review è stata per un ipotetico fallo di Valenti su Maignan, a dimostrazione della confusione che regna tra arbitri da campo e arbitri da monitor), ma in quella situazione ci si sono messi i padroni di casa, incapaci di trovare la vita della rete in ottanta minuti di gioco, contro una avversaria alla portata. L’alibi, quindi, non regge.

Non è mancata la voglia di vincere, o la spinta offensiva, ma la pericolosità in zona gol è stata limitata a pochi episodi: un tiro a fil di palo di Pulisic, che poi ci ha provato anche da distanza ravvicinata, nel primo tempo, e il palo di Leao e un tiro di Rabiot deviato nel secondo tempo. Il resto è stata ordinaria amministrazione per Corvi. Troppo poco per una partita che doveva essere uno spartiacque in senso positivo, invece lo è stato in negativo.

Come detto, il sogno scudetto svanisce benché già da alcune settimane la situazione si fosse fatta difficile sul fronte tricolore, a causa delle vittorie a ripetizione dei cugini dell’Inter. Il Milan non era realmente attrezzato per primeggiare in Serie A, ma è indiscutibile che a lungo è rimasto più o meno in scia all’Inter, e si sa, l’appetito vien mangiando.

Milan, padrone del proprio destino in chiave Champions

Per questo, al termine della sfida col Parma, l’amarezza e la delusione sono sentimenti che trovano legittimamente posto nei tifosi del Milan, e probabilmente nella squadra stessa e nello staff. Servirà qualche giorno per accettare di dover tornare coi piedi a toccare terra, ma sarà fondamentale alla ripresa degli allenamenti ripartire da un concetto molto importante: in ottica qualificazione alla Champions, il Milan ha il destino nelle proprie mani.

Continua a guidare il plotone delle squadre che seguono la capolista, difendere questa seconda posizione fino alla fine, quando sarà maggio e la battuta d’arresto di ieri sera sarà lontana, non potrà che essere vissuto come un buon risultato da tutto l’ambiente rossonero. E per il quale, con tutta probabilità, avrebbe firmato a inizio stagione.

C’è poi ancora un derby da giocare, e un’eventuale vittoria potrebbe restituire l’entusiasmo a tutto lo spogliatoio per poter affrontare il finale di stagione senza patemi e per aggiudicarsi, dato anche il successo nella partita di andata, il primato cittadino per la stagione in corso. Consolazione da perdenti, solitamente, ma dopo la tragicomica stagione 24/25 il doppio successo nella stracittadina e una piazza d’onore in classifica sarebbero un’Epifania. Certo, un po’ oscurata dall’ormai molto più che probabile ventunesimo scudetto dell’Inter, ma nella vita non si può avere tutto.

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