A Olimpiadi Invernali concluse, cosa guarderanno gli italiani? Torna il Festival di Sanremo, dal 24 febbraio dal Teatro Ariston. L’appuntamento musicale più amato e discusso d’Italia si svilupperà, come da tradizione, in cinque serate, fino alla finalissima di sabato 28 febbraio, quando verrà proclamato il vincitore.
Come si struttura il Festival?
Questa edizione sarà la settantaseiesima e manterrà la sua struttura classica: cinque serate (da martedì a sabato) ricche di esibizioni e ospiti di alto livello. Parteciperanno alla competizione trentaquattro artisti, che presenteranno altrettanti brani suddivisi in due sezioni: Campioni, con trenta artisti di chiara fama che canteranno brani inediti, e Nuove Proposte, composta da quattro giovani cantanti emergenti, di cui due qualificati tramite Sanremo Giovani 2025 e due tramite Area Sanremo 2025. Questi ultimi proporranno i brani presentati durante le rispettive competizioni.
Come già accaduto nelle edizioni precedenti, al vincitore della sezione Campioni sarà riservato, salvo rinuncia, il diritto di rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest 2026, che si svolgerà dal 12 al 16 maggio a Vienna, in Austria.
La conduzione e la direzione artistica sono affidate a Carlo Conti, volto capace di parlare a più generazioni e di tenere insieme spettacolo, musica e racconto televisivo. Durante le cinque serate sarà affiancato dalla celebre Laura Pausini. Inoltre, nel corso del Festival, saranno presenti vari co-conduttori: Can Yaman nella prima serata; Pilar Fogliati, Achille Lauro e Lillo nella seconda; Irina Shayk nella terza; Gianluca Gazzoli nella seconda e nella terza serata per la gara delle Nuove Proposte; Nino Frassica nella quinta serata.

Come viene eletto il vincitore?
Il vincitore sarà determinato tramite un sistema di voto misto che combina televoto, sala stampa e giuria radio, con pesi equilibrati (33% stampa, 33% radio, 34% televoto). Si tratta di una formula che punta a evitare il “vincitore annunciato” e a valorizzare chi riesce a convincere pubblici diversi.
Il format, dunque, rimane lo stesso, ma in realtà il Festival è cambiato profondamente.
Tre rivoluzioni che hanno trasformato Sanremo
L’Università degli Studi Niccolò Cusano, meglio nota come Unicusano, ha analizzato come il Festival che ha fatto crescere generazioni di italiani si sia trasformato nel tempo. Dal 1996 a oggi, Sanremo è stato attraversato da tre grandi rivoluzioni: mercato discografico, fruizione e scoperta musicale.
1. La rivoluzione del mercato
Negli anni Novanta il successo di un artista seguiva un percorso lineare: esibizione all’Ariston, passaggi radio, vendita di CD nei negozi. Il CD rappresentava possesso e ascolto ripetuto; la radio fissava i ritornelli; la TV trasformava l’artista in evento.
Successivamente, con la crisi del settore, le cose sono cambiate: il mercato discografico è crollato drasticamente, lasciando spazio allo streaming. Questa nuova modalità di fruizione della musica ha quasi sostituito il mercato tradizionale: oggi più della metà dei ricavi complessivi proviene dallo streaming.
L’ascesa di un cantante, al giorno d’oggi, segue un percorso quasi inverso rispetto al passato: gli ascolti precedono la consacrazione televisiva. Vince chi si ascolta di più in radio, chi diventa virale sui social, chi viene condiviso in clip, reel e meme.
2. La rivoluzione della fruizione
Il Festival non è più solo televisione in chiaro: è un evento multipiattaforma a cui tutti possono accedere, anche tramite smartphone. Per esempio, l’edizione del 2025 ha ottenuto numeri record in termini di visibilità, ma questo successo è dovuto non solo alla TV tradizionale, bensì anche ai nuovi mezzi digitali attraverso i quali è possibile seguire il Festival, come RaiPlay.
Questa rivoluzione ha permesso al Festival della canzone italiana di essere visto ovunque, in qualsiasi momento della giornata e su qualsiasi piattaforma.
3. La rivoluzione della scoperta
Nei decenni precedenti si scopriva un brano grazie alla radio e alla televisione; oggi non è più così. La scoperta musicale dipende dall’algoritmo e dal feed. Una hit è determinata da una somma di fattori: salvataggi, replay, inserimenti in playlist, contenuti generati dagli utenti.
Un brano “funziona” quando circola, quando compare sui social, quando si riconosce dopo pochi secondi.
Da rito “in crisi” a fenomeno pop e collettivo
Il Festival di Sanremo non è sempre stato come lo conosciamo oggi. Negli anni ’80 e ’90 ha attraversato fasi alterne: una parte del pubblico lo percepiva come un evento “ingessato”, distante dai linguaggi giovanili e poco rilevante nel panorama musicale internazionale. Il suo valore sembrava non essere più riconosciuto.
Oggi, invece, Sanremo è tornato a essere l’evento pop per eccellenza. È una tradizione condivisa: si guarda insieme, si commenta in tempo reale, le esibizioni si trasformano in meme nel giro di pochi minuti.

Questo successo è dovuto anche al fenomeno del Fantasanremo, un gioco che ha coinvolto milioni di giovani, permettendo al Festival di vivere una seconda giovinezza e di diventare più dinamico e coinvolgente.
Non sono solo gli spettatori ad amare questo gioco, ma anche i cantanti in gara. Gli artisti ormai interagiscono con il regolamento, cercano bonus e strizzano l’occhio al pubblico social. Il Festival non è più soltanto una gara musicale: è un’esperienza collettiva, partecipata e interattiva.
Il segreto del successo?
Sanremo sembra sempre uguale, ma in realtà cambia continuamente. Tiene insieme orchestra e algoritmi, tradizione e feed, televoto e playlist.
Ed è forse proprio questa capacità di adattarsi senza perdere la propria identità a renderlo non solo uno show televisivo, ma un vero e proprio rito nazionale.




