HomeRubricheDe Filippo: una finestra sul mondoMarco Erba alla De Filippo di Brugherio per Life Week

Marco Erba alla De Filippo di Brugherio per Life Week

In occasione della “Life Week” a Brugherio, gli studenti della scuola De Filippo hanno incontrato lo scrittore Marco Erba. Attraverso il romanzo “Città d’argento” e il ricordo della guerra in Bosnia, l’autore ha invitato i ragazzi a riflettere sul valore del perdono e del dialogo. Un messaggio potente per superare l’odio: abbattere i muri e mettere sempre le persone prima delle categorie.

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Mercoledì 11 febbraio 2026 il noto giornalista, insegnante e scrittore Marco Erba è stato ospite della scuola secondaria di I grado De Filippo di Brugherio. La sua visita è inserita all’interno della “Life Week”, una settimana “senza zaino” durante la quale alle regolari lezioni si sostituiscono conferenze, incontri con esperti, attività creative e pratiche volte a sviluppare competenze utili per la crescita personale degli studenti.

L’incontro con Marco Erba è dedicato agli studenti delle classi terze, che in preparazione all’evento avevano letto il romanzo “Città d’argento”.

Il romanzo di Marco Erba Città d’argento

Il romanzo racconta la storia di Greta, un’adolescente milanese, e di suo padre Edin, testimone diretto della guerra tra serbi e bosniaci degli anni ’90 culminata nella terribile strage di Srebrenica del 1995. Nel testo si alternano le vicende di Greta, alle prese con i primi amori, i difficili cambiamenti legati all’adolescenza e i ricordi di Edin riguardanti la devastante e traumatica esperienza del conflitto.

Marco Erba si è presentato parlando della figlia adolescente e delle piccole contese che possono sorgere nella vita quotidiana, anche quella dei ragazzi, spesso in competizione tra loro. Il romanzo “Città d’argento” fa infatti riflettere proprio su come tutti i conflitti, dai più piccoli ai più grandi, abbiano origine dalla diffidenza e dal disprezzo nei confronti dell’altro.

L’autore spiega che numerosi spunti per la stesura del romanzo gli sono maturati da un viaggio in Bosnia, effettuato con un collega e alcuni ex studenti, durante il quale ha avuto la possibilità di visitare luoghi e incontrare persone che lo hanno spinto a interrogarsi su alcuni temi fondamentali che avrebbe poi trattato nel testo.

La storia di Sena

In particolare, lo scrittore ha affermato di essere rimasto colpito dalla storia di Sena, una donna bosgnacca che gli ha raccontato di come, nonostante suo figlio fosse stato ucciso dai serbi, abbia deciso di assumere come dipendente nel suo locale proprio un giovane soldato serbo. Mettendo da parte la rivalità tra serbi e bosgnacchi e malgrado la possibilità che fosse stato proprio quel giovane soldato ad aver assassinato suo figlio, Sena ha scelto di mettere da parte il rancore e l’odio, sostituendoli con un’offerta di perdono e di pace.

L’esperienza di Sena ha fatto riflettere l’autore su quanto l’odio per chi è diverso sia distruttivo, mentre ciò che davvero permette agli esseri umani di vivere felici sono la capacità e il coraggio di abbattere muri e costruire ponti.

Avversario, non nemico

Al termine dell’incontro gli studenti hanno posto all’autore diverse domande, molte delle quali relative al suo percorso di studi, alla sua carriera di scrittore e alle sue passioni e interessi. L’ultima domanda chiedeva il perché egli avesse dato tanto spazio al nuoto (sport praticato da Greta) nel romanzo: lo scrittore ha evidenziato come il nuoto – così come molti altri sport – insegni a considerare l’altro, anche se è un avversario, non come un nemico, ma come un “compagno di percorso” che aiuta a dare il meglio di se stessi superando i propri limiti. Questo sguardo sull’altro, ha sottolineato Erba, è quello che dovrebbe caratterizzare tutte le relazioni che si instaurano durante la vita.

L’incontro si è rivelato molto interessante per tutti gli studenti, che sono rimasti coinvolti e affascinati dalle parole dell’autore.

Insieme ai tanti spunti offerti da questo momento di confronto, certamente ai ragazzi rimarrà impresso ciò che Greta scrive nel suo tema in classe al termine del romanzo: “Possiamo ascoltare le storie degli altri. Ne usciremo arricchiti, perché le persone vengono sempre prima delle categorie nelle quali siamo tentati di rinchiuderle”.

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