domenica, Marzo 1, 2026
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Lega: “Neagu voleva fare l’assessore senza competenza”

Il Carroccio attacca la consigliera passata in Bpe e Laura Signorini. "Il cambio di casacca? Tattiche che prendono in giro gli elettori"

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Ci eravamo tanto amati. Ma ora tra Irina Neagu (Bpe) e la Lega la frattura è sempre più profonda. Non sono andate giù al segretario Massimo Peraboni e al capo politico Maurizio Ronchi le parole che la neo-consigliera benziana ha rivolto ai suoi ex compagni di partito, che bollano il suo intervento come una ripicca: “Voleva fare l’assessore nonostante l’assenza di nozioni amministrative”, scrivono in un comunicato.

Peraltro, la Lega ne ha anche per Laura Signorini, di recente approdata al gruppo misto. “Guardiamo con preoccupazione alla sua azione – continuano – e diciamo no alle scorciatoie e alle tattiche volte a prendere in giro gli elettori”.

Le parole di Neagu e la reazione del Carroccio

Nel consiglio del 19 febbraio è andato in scena il tanto chiacchierato “scambio di casacca” tra Laura Signorini, transitata dal gruppo di Bpe al misto, e Irina Neagu, che ha fatto il percorso opposto. Una mossa che molti hanno ritenuto una tattica per contenere il peso di Fratelli d’Italia, che ha appena ottenuto il quinto consigliere con Mario Benvenuto.

Irina Neagu Petrini

Motivando il passaggio a Bpe, Neagu aveva per la prima volta criticato apertamente il partito con cui era stata eletta in consiglio comunale prima di approdare al misto. “La politica è studio, presenza e dignità – aveva dichiarato –. Quando ho lasciato il mio gruppo consiliare due anni fa (la Lega ndr) non l’ho fatto per opportunismo. Quando vengono meno i presupposti minimi di lavoro, ovvero la condivisione, la trasparenza e la serietà nelle sedi di confronto, restare significa tradire il mandato ricevuto”. Una presa di posizione che ha provocato l’uscita dall’aula del gruppo leghista e ha persino suscitato la solidarietà dell’opposizione.

Ora la Lega torna va al contrattacco perché, come afferma lo stesso Ronchi, “Quell’intervento non aveva senso, se l’è cercata lei”. Ed ecco quindi la versione dei fatti sua e di Peraboni: “Parlare di sedi inadeguate per lo svolgimento delle riunioni di partito, di slogan, di mancanza di solennità e di programmazione nelle azioni politiche rasenta il ridicolo”. E ancora “non le è mai stato impedito di esercitare le funzioni di consigliera, benché “all’interno di un partito con regole precise”.

Tra queste vi è la scelta degli assessori tra persone con competenze specifiche, come Massimiliano Balconi al Bilancio, o con esperienza pregressa nel ruolo, come Annalisa Varisco. Mentre Neagu “voleva fare l’assessore, viste le sue preferenze (che nella Lega non contano), ma le è stato detto più volte che era appena arrivata e non aveva alcuna nozione amministrativa”.

“Nessuno si candida da solo”

Venendo ai 162 voti, Ronchi e Peraboni puntualizzano: “Nessuno si candida da solo e nessuno viene eletto da solo. Quelle preferenze sono il risultato del lavoro di una lista che si chiama Lega, di un simbolo e di una storia, di un progetto politico e di una squadra che ha sostenuto ogni candidato”. Il che significa: “Pensare di potersi attribuire in esclusiva quel risultato significa non riconoscere il valore del gruppo che ha reso possibile quell’elezione”.

Certo, al momento della composizione delle liste qualcuno aveva avanzato il dubbio che Neagu fosse già vicina alla leader di Bpe, Mariele Benzi. “Non ho mai pensato che fosse così quando mi è stata presentata – commenta Ronchi –. In quel periodo ero impegnatissimo su Milano e mi fido dei miei collaboratori. Chi l’ha portata ha avuto poca visione. Poi si può cambiare idea, ma questi atteggiamenti sono tipici di chi non ha mai fatto politica (e si vede) ed è impreparato”.

“Guardiamo con preoccupazione all’azione di Signorini”

Quanto a Signorini, “Il gruppo misto nasce per garantire rappresentanza a chi non ha una collocazione politica stabile, non per diventare uno strumento di vantaggio personale”, prosegue la nota. “Non sarà quindi la casa del pluralismo, bensì una corsia preferenziale per chi vuole parlare più di quanto i suoi voti gli consentano e senza i vincoli imposti dall’appartenenza politica”. Una mossa che comporterebbe più spazio in consiglio e nelle commissioni e che, secondo la Lega, “snatura le regole democratiche”.

A questo punto, per il Carroccio si pone un tema di equilibri politici. Con soli due consiglieri, il voto contrario non impedisce il raggiungimento della maggioranza. Ci si deve aspettare smarcamenti più frequenti? “Nessuna strategia del genere – risponde Ronchi –. Il patto di maggioranza è un’altra cosa. Il sindaco è garanzia di questo patto. Se il sindaco dovesse seguire queste due su questa strada, prenderemo le nostre decisioni. Ma il comportamento dei singoli non ci distoglie dall’obiettivo più grande, che è l’amministrazione della città”.

(Nella foto grande: da sinistra, Maurizio Ronchi e Massimo Peraboni)

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