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Coppia aperta, quasi spalancata: il capolavoro di Fo e Rame rivive al Teatro della Cooperativa

Al Teatro della Cooperativa, Alessandra Faiella e Valerio Bongiorno riportano in scena il classico di Fo e Rame. Tra risate e amara lucidità, la pièce svela come le dinamiche di coppia siano cambiate solo in superficie dal 1983 a oggi. Un’interpretazione magistrale che conferma l’attualità di un testo capace di leggere, con agilità, le contraddizioni e le brutture del nostro presente.

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Il teatro non passerà mai di moda perché è la forma d’arte che più di tutte resta al passo coi tempi. Vive di vita propria, si evolve, si aggiorna, respira, muta e, pur mantenendo intatta la struttura originale del rito in sé, nonché il senso compiuto del testo che va in scena, riesce a modellarsi ai tempi che corrono con grande agilità. Anche grazie al contributo dei tempi correnti che ci mettono del proprio, con le proprie brutture, a restare fedeli alle brutture passate. “Coppia aperta, quasi spalancata”, di Dario Fo e Franca Rame, portata in scena al Teatro della Cooperativa di Milano da Alessandra Faiella e Valerio Bongiorno, per la regia di Renato Sarti, nelle serate del 18 e del 19 marzo, ne è stata l’ennesima conferma.

Coppia aperta, quasi spalancate: si ride e si riflette

Ottanta minuti di puro divertimento — certo, è una commedia — ma durante i quali gli spunti di riflessione non mancano. Questo spettacolo, nato nel 1983 alle radici dell’Italia della “Milano da bere” e del rampantismo, affronta il tema dei rapporti di coppia che cambiano dopo le lotte femministe degli anni Sessanta e Settanta e la legge sul divorzio, ma in fondo solo sulla carta. Così, se all’inizio dello spettacolo è la donna ad inseguire il marito fedifrago, durante la pièce la protagonista segue un percorso di emancipazione, si innamora di una persona al di fuori della coppia e, nonostante l’accordo col coniuge preveda la libertà di farsi gli affari propri sotto le coperte, sarà lui al termine della rappresentazione a patire l’agonia del tradimento.

Lo dimostrano i dati sui femminicidi, l’emancipazione nel rapporto di coppia non è mai realmente avvenuta. Al di là di come la si possa pensare, perché ogni coppia può vivere l’amore come meglio crede, la realtà è che le cose non sono cambiate. La tendenza dell’uomo a prevaricare, a porsi al centro della scena, dalla quale potrà scendere solo nelle vesti di martire e non martirizzante, non è mutata.

Nel corso dello spettacolo al centro della scena si pone e ci resta per tutto il tempo una meravigliosa Alessandra Faiella che — non ce ne voglia il bravissimo Valerio Bongiorno — è protagonista assoluta: Alessandra riempie il palcoscenico con la sua mimica, la sua teatralità, la sua espressività che dà senso alle azioni e accompagna il dialogo, facilitandolo e quasi illustrandolo.

Una seconda giovinezza amorosa

Faiella rappresenta alla perfezione quelle donne che vivono una seconda giovinezza amorosa dopo anni di devozione al marito e al focolare, sperimentando l’amore a modo proprio, persino con modalità estranee al proprio vissuto per gran parte della vita. Valerio, uomo abituato a farsi rincorrere, marito dalle innumerevoli frequentazioni femminili, una volta sciolto il patto di fedeltà con la moglie (che in realtà era valido solo per lei) diventa il paradosso di se stesso, una contraddizione vivente. “Sono un uomo, cara, non mi puoi fare questo”: questo è il sunto della situazione che si viene a creare. Il finale sarà sorprendente solo per chi non ha immaginazione o non vive qui e oggi. Ma andatelo a dire al marito tradito ancorato ai vecchi cliché…

Le ovazioni che celebrano la passerella finale certificano il successo della riproposizione di “Coppia aperta, quasi spalancata”. Dario Fo e Franca Rame, che, inutile negarlo, scrissero questo testo anche sulla base della loro relazione, ne sarebbero orgogliosi e felici.

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