venerdì, Febbraio 6, 2026
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Su la Testa per il no al referendum: ospiti Davigo e Colombo

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Un incontro per il no al referendum sulla riforma della giustizia: questa la conferenza tenutasi domenica 1 Febbraio e organizzata dall’associazione Su la Testa. Relatori ospiti i due magistrati Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo insieme a Mauro Esposito, imprenditore vessato dalla mafia. L’incontro, moderato dal presidente di Su la Testa Luigi Piccirillo, cerca di spiegare le ragioni del no al voto imminente del prossimo 22 e 23 marzo.

Non si tratta di separare le carriere

«La separazione delle carriere esiste già», sottolinea Davigo. Secondo il magistrato, infatti, è più che sufficiente la riforma Cartabia, che già limita la possibilità di cambiare percorso fra quello di magistrato giudicante e requirente a una sola volta, e comunque entro i primi dieci anni di carriera. La riforma, quindi, più che mirare a una separazione delle carriere, mirerebbe a indebolire la magistratura, andando a minare il bilanciamento dei tre poteri. Davigo sottolinea come già oggi, nella prassi, il potere esecutivo esercitato dal governo sia diventato sempre più coincidente con quello legislativo, che appartiene al parlamento. Il rischio evidenziato, visto il sistema di sorteggio, sarebbe di creare anche un’influenza sulla giustizia da parte dell’esecutivo.

Davigo parla, infatti, di un sorteggio truccato quando descrive il metodo di composizione dei CSM secondo la riforma. Mentre i componenti togati, cioè appartenenti alla magistratura, verrebbero sorteggiati fra tutti i magistrati in servizio, i componenti laici, cioè scelti dal parlamento, sarebbero sorteggiati da una lista chiusa votata dal parlamento. Questo metodo, che varrebbe sia per i due CSM che si occupano delle carriere dei magistrati che per la nuova Alta Corte che si occuperebbe delle questioni disciplinari, renderebbe casuale la scelta dei magistrati e predeterminata quella dei membri scelti dalla politica, finendo per minare l’autonomia della magistratura.

Colombo: una riforma marginale per la realtà

Gherardo Colombo sottolinea invece alcuni aspetti che riguardano l’effettiva marginalità della riforma. Questa modifica riguarderebbe soltanto il processo penale, dal momento che in quello civile il pubblico ministero è raramente coinvolto. Il problema, è che i processi civili sono la stragrande maggioranza della realtà italiana. Secondo stime ricavabili dai procedimenti pendenti, circa il 70-80% dei processi in Italia sono civili. Il che implica che la riforma avrebbe un peso sul 20-30% dei processi che si svolgono nel paese.

Colombo sottolinea anche un errore comune nell’intendere il ruolo del pubblico ministero. Non si tratta, dice, di un avvocato dell’accusa, ma di un magistrato il cui compito è quello di ottenere una sentenza che rispecchi la realtà. Il pubblico ministero ha infatti il compito di chiedere l’assoluzione qualora lo ritenga opportuno, eventualità non rara. Questo non accade per un avvocato difensore il quale, se chiedesse la condanna del suo assistito che sa essere colpevole, verrebbe accusato di patrocinio infedele.

La storia di Mauro Esposito: un tragico errore giudiziario

Intervenuto anche l’imprenditore Mauro Esposito, che ha in passato avuto a che fare con la ‘ndrangheta stanziata nel torinese. Esposito ha raccontato la sua vicenda marcata da un grave errore giudiziario, che gli è costato il divieto di esercitare la sua attività di architetto. Esposito racconta che la sua vicenda, passata agli onori della cronaca, sia arrivata sul tavolo dell’allora presidente del consiglio Matteo Renzi, che si occupò personalmente di risolvere la questione.

Su questo punto, Colombo ribatte che il problema si troverebbe proprio lì, nell’idea che questo tipo di errori debba essere corretto da un intervento governativo. Il sistema prevede, invece, la possibilità di ricorrere in tre gradi di giudizio proprio perché esiste la possibilità di un errore e sottolinea come la riforma non cambi nulla dal punto di vista delle singole vicende giudiziarie.

La riforma della giustizia, approvata dal parlamento senza una maggioranza dei due terzi, sarà sottoposta a referendum confermativo il 22 e 23 marzo. Il referendum non prevede un quorum il che significa che, a prescindere dal numero dei votanti, il risultato decreterà se la riforma andrà a modificare la costituzione o meno.

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