Il Cinecircolo Bresson inaugura la seconda parte della stagione 2025-2026 con un’opera di straordinaria densità umana, programmata al Cinema San Giuseppe per venerdì 6 febbraio 2026. Alessandro Aronadio, regista capace di oscillare tra la satira graffiante e l’indagine esistenziale, firma con Per te la sua pellicola più matura e sentita. È un film che affronta il tema della malattia senza mai cedere al ricatto del dolore, trasformando la cronaca di un declino in un’elegia della presenza e del legame familiare.
L’ amore di Mattia per papà Paolo
La narrazione trae linfa vitale dalla storia vera di Mattia Piccoli, il bambino che nel 2021 fu insignito del titolo di Alfiere della Repubblica per l’amorevole dedizione con cui assisteva il padre affetto da Alzheimer precoce. Basandosi sul libro di Serenella Antoniazzi, Un tempo piccolo, Aronadio costruisce un racconto che rifugge il patetismo per concentrarsi sul confine sottile tra ciò che si perde e ciò che, nonostante tutto, resta. La vicenda ha inizio con un’immagine quotidiana di accecante normalità: Paolo insegna al figlio Mattia come radersi. In questo gesto di trasmissione e cura si cela già il presagio di un tempo che sfuma, l’inizio di una dissolvenza che porterà Paolo, a soli 43 anni, a diventare uno sconosciuto persino a se stesso.
Edoardo Leo offre qui la prova più intensa e stratificata della sua carriera. L’attore lavora sottilmente sulla sottrazione, trattenendo la devastazione della malattia in sguardi smarriti e sorrisi appena accennati. Al suo fianco, Teresa Saponangelo incarna l’anima del film: la sua Michela è una figura di resistenza e accoglienza, una donna che sceglie di abitare il dolore con una dignità che non chiede pietà. Completa questo nucleo affettivo il giovanissimo Javier Francesco Leoni, la cui naturalezza trasforma il piccolo Mattia non in un testimone passivo, ma in una guida luminosa che aiuta lo spettatore a guardare l’abisso senza esserne travolto.
Per te, la forza del racconto è la poesia della perdita
La forza di Per te risiede nella sua capacità di trasformare la perdita di memoria in un linguaggio visivo poetico. Aronadio utilizza il cinema stesso come metafora della vita: i riferimenti alle acrobazie di Buster Keaton e alla resilienza di Rocky Balboa non sono semplici citazioni cinefile, ma strumenti per raccontare la grazia di chi resta in piedi anche quando tutto intorno crolla. Keaton, in particolare, diventa il simbolo di un equilibrio impossibile di fronte alle catastrofi inenarrabili dell’esistenza. La regia scompone il tempo, lo dilata e lo riavvolge in un montaggio che alterna flashback dei primi incontri a frammenti di una quotidianità che si sgretola tra pin del bancomat dimenticati e auto smarrite nei parcheggi.
Un ruolo fondamentale è affidato alla colonna sonora di Santi Pulvirenti. Le note leggere e malinconiche di brani jazz d’altri tempi, da Josephine Baker a Fats Waller, creano un tessuto emotivo fatto di echi e fragranze del passato. La musica non accompagna solo le immagini, ma respira con esse, diventando il luogo sonoro in cui il protagonista ritrova brevi frammenti di sé. L’esplosione finale sulle note di Mina è un atto d’amore puro che chiude il film con una verità ineludibile: l’amore dato non è mai sprecato, anche quando non resta più nulla da ricordare.
La resilienza dell’amore
La sceneggiatura è un delicato viaggio nella quotidianità del dolore e della malattia, senza però usarla verso lo spettatore come arma di ricatto. La sofferenza è solo in controluce, la si percepisce ma non invade il racconto. La storia è, per usare un aggettivo di cui si abusa oggi, ma che per questa pellicola è incredibilmente azzeccato, un distillato di resilienza dell’amore e pudore del disagio.
Il film, già proiettato ieri, giovedì 5 febbraio, verrà replicato questa sera venerdì 6 febbraio. L’appuntamento è fissato per le ore 21.15. Assistere a Per te significa partecipare a un viaggio attraverso la fragilità umana, riscoprendo il valore delle connessioni autentiche in un’epoca che spesso ci illude di non essere mai soli, mentre la realtà ci racconta il contrario.




