sabato, Febbraio 14, 2026
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La piccola Amélie: un viaggio tra due culture al San Giuseppe

Domani, domenica 15 febbraio alle ore 16:00, la sala di Brugherio ospita un gioiello dell’animazione francese ispirato al celebre romanzo di Amélie Nothomb. Un viaggio poetico tra i ricordi di una bimba che si credeva una divinità.

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Un pomeriggio all’insegna della poesia, del colore e della scoperta: domani, domenica 15 febbraio alle ore 16:00, il Cinema San Giuseppe di Brugherio inserisce nel suo “Cinema Weekend” una proposta di grande qualità: “La piccola Amélie”.

Diretto dai registi Mailys Vallade e Liane-Cho Han, il lungometraggio (75 minuti di pura meraviglia visiva) trae ispirazione da un classico della letteratura contemporanea, “Metafisica dei tubi” (2001), il romanzo in cui la scrittrice belga Amélie Nothomb ripercorre, con la sua tipica ironia tagliente, i primi tre anni della propria vita trascorsi in Giappone.

La trama: tra divinità e scoperte

Siamo a Kobe, alla fine degli anni Sessanta. Amélie è la terza figlia di una coppia diplomatica belga, ma il suo cuore batte al ritmo del Paese del Sol Levante. Nei suoi primissimi anni, la piccola guarda il mondo con l’orgoglio ingenuo di chi è convinto di essere una divinità onnipotente.

Accanto a lei, a guidarla in questo universo incantato, c’è la figura dolcissima di Nishio-san, la domestica che diventa sua compagna di giochi e custode di segreti. Sarà proprio questo legame, insieme a un evento improvviso nel giorno del suo terzo compleanno, a segnare il passaggio dalla “visione magica” alla consapevolezza della realtà, dove la bellezza del creato convive con il mistero della perdita e del distacco.

Un acquerello in movimento

Definito dalla critica come un “acquerello morbido e lieve”, il film si distingue per un tratto grafico semplice ma estremamente comunicativo. Sebbene il richiamo al cinema del maestro Miyazaki sia evidente per la rigogliosità della natura rappresentata, La piccola Amélie mantiene una sua identità precisa: un inno alla scoperta della vita che funge da ponte tra la cultura europea e quella giapponese.

Nonostante l’ironia (esilarante il dettaglio della prima parola pronunciata dalla protagonista: non “mamma”, ma “aspirapolvere”!), il film tocca corde profonde, raccontando come l’affetto di una tata o un semplice pezzetto di cioccolato bianco regalato da una nonna possano aiutare a crescere e a uscire dal proprio isolamento.

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