Sabato 1 febbraio 2026 ha preso vita la prima edizione del Brianza Choir Festival, ospitata nel cuore di Arcore all’Auditorium Don Sironi. Un debutto che ha registrato il tutto esaurito e ha coinvolto quasi 200 coristi e circa 400 spettatori, trasformando palco in un punto d’incontro per voci, stili ed energie diverse, tutte accomunate dalla voglia di raccontare la Brianza attraverso il canto corale.
Un evento che fin dal titolo dichiara la propria identità territoriale e che, nella sua prima edizione, ha saputo riunire realtà differenti per storia, repertorio e approccio musicale, offrendo al pubblico oltre tre ore di musica dal vivo, un pomeriggio interamente dedicato alla coralità.
Un festival capace di spaziare dal gospel al pop, fino al rock,con un obiettivo chiaro fin dall’inizio: valorizzare le realtà corali brianzole e dare loro uno spazio condiviso. Una visione fortemente voluta dal direttore artistico Saba Montanini, che ha immaginato il Brianza Choir Festival come un momento di incontro e di scambio, prima ancora che come una semplice successione di esibizioni, con l’ambizione di farne un appuntamento annuale di riferimento per il territorio.
Le emozioni che solo la musica sa dare
Ad aprire lo spettacolo è stato il coro diretto da Anna Abate, che si definisce pop & gospel e che fin dalle prime note ha saputo creare un clima caldo e coinvolgente, un inizio capace di mettere subito a proprio agio chi ascolta. Un repertorio che attraversa grandi classici del genere, tra cui l’immancabile “Oh Happy Day”, brano che ha fatto da ponte immediato tra palco e platea e ha introdotto il pubblico allo spirito della giornata.

Il testimone passa poi a Sbaraglio & Friends, guidati da Francesco Teruzzi, che portano sul palco un’energia diversa, più ritmata e immediata. Qui il cambio di passo è netto e si sente: il pubblico viene conquistato fin dalle prime battute, ma è con “Dancing Queen” che arriva il vero colpo al cuore, in un crescendo di partecipazione. La chiusura con “You’ve Got a Friend” non è casuale: “Nel coro le persone sono amiche prima di tutto”, spiega Teruzzi, riassumendo perfettamente il senso di condivisione che attraversa l’intero festival.
A concludere il primo slot è Amici e Voci, coro pop & rock diretto da Antonino Rodà, che apre con uno dei brani più iconici del repertorio rock, “Music” di John Miles. Un gruppo affiatato, con una storia che affonda le radici nel secolo scorso, capace di trasmettere sul palco un senso di unità e continuità raro, costruito nel tempo e percepibile anche da chi ascolta.
Un pomeriggio di voci e identità
Il festival è stato strutturato in due slot, dalle 14 alle 17 e dalle 17 alle 20, per permettere a tutti i gruppi di esibirsi e dare spazio alla varietà del panorama corale brianzolo. Una scelta organizzativa che ha consentito di mantenere alta l’attenzione del pubblico e di valorizzare ogni singola realtà presente, favorendo un’alternanza fluida tra stili e linguaggi musicali diversi.
Il secondo slot vede i restanti gruppi entrare in scena, completando il mosaico musicale della giornata. Sul palco salgono anche InControcanto di Vimercate, diretto da Massimo Mazza, con un repertorio pop che mette in evidenza equilibrio vocale e cura degli arrangiamenti. In uno dei momenti più partecipati del pomeriggio, il pubblico viene coinvolto direttamente, trasformandosi parte attiva dell’esibizione, a conferma di come il canto corale nasca per essere condiviso.

Segue il Rock Live Choir di Arcore, guidato da Marika Luppino, che porta un’impronta più energica e decisa, arricchita da una vera e propria formazione live con chitarra, basso, batteria e tastiere, capace di scuotere la sala e chiudere il festival con una forte carica emotiva.
Tra le esibizioni più attese anche quella dei Diesis e Bemolli di Villasanta, uno dei cori più noti della Brianza, ancora una volta diretti da Francesco Teruzzi, ormai in piena sintonia con il pubblico e tra i momenti più convincenti dell’intera manifestazione.
Il momento simbolico della giornata arriva nel gran finale, quando tutti i cori si ritrovano insieme sul palco per intonare “Knockin’ on Heaven’s Door”: un’unica grande voce collettiva che coinvolge anche la platea, trasformando l’Auditorium in un grande coro condiviso.
La prima edizione del Brianza Choir Festival si chiude così, con la sensazione di aver acceso qualcosa che va oltre il singolo evento: un progetto capace di mettere in rete esperienze, voci e storie diverse, restituendo alla coralità il suo valore più autentico, quello dell’incontro, con uno sguardo già rivolto alle prossime edizioni.






