sabato, Gennaio 31, 2026
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Massimiliano Balconi: «Candidato Sindaco in futuro? Non direi di no»

L’assessore al Bilancio traccia un bilancio di metà mandato tra sfide tecniche, il nodo delle tasse e il rapporto con la Lega. Senza filtri sulla gestione Ronchi, sulla crisi dei servizi sociali e con un’apertura al futuro: «Sindaco? Se ci fosse un progetto, non direi di no».

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Non solo la fine dell’anno ma anche l’inizio può essere un momento di bilanci, perlomeno parziali. Con l’assessore al tesoro e ai lavori pubblici Massimiliano Balconi, abbiamo tracciato una linea a consuntivo, seppure provvisorio, di quella che è stata questa prima metà mandato per lui e la coalizione di cui fa parte e che sta amministrando la città. Abbiamo parlato di criticità e successi, e anche di ambizioni future. Alla domanda se coltiva la speranza di divenire in un futuro prossimo sindaco della città, non ha negato di tenere la porta aperta a questa eventualità.

Come giudica il suo lavoro di questi due anni e mezzo di assessorato?

Il sindaco Assi mi ha conferito molteplici deleghe, tutte molto importanti. Nel complesso sono contento del lavoro svolto fino a ora, giunti a metà mandato. Soprattutto per quel che riguarda la delega al bilancio, devo dire che, rispetto al passato, i passi avanti credo siano sotto gli occhi di tutti: con gli stessi dirigenti e la stessa struttura, siamo riusciti a essere sempre aderenti alle norme, in particolare per quanto riguarda l’approvazione del bilancio preventivo.

So che può sembrare un aspetto molto tecnico, ma non è così: approvare il bilancio entro la fine dell’anno consente all’ente di non andare in esercizio provvisorio e di partire subito con gli investimenti. Devo dire che un neo però c’è: non siamo ancora riusciti a mantenere la promessa elettorale relativa alla diminuzione del carico fiscale. Sarà difficile, ma ci stiamo lavorando. Anche per quanto riguarda le deleghe ai lavori pubblici mi ritengo soddisfatto, seppur con le molteplici difficoltà incontrate a causa della struttura dell’ente.

Il suo lavoro è stato più facile, più complicato o esattamente come se lo aspettava?

Indubbiamente più complicato. Sapevo di non partire da zero, grazie ai miei 15 anni di esperienza come revisore dei conti di enti pubblici locali e di società partecipate. Ciò nonostante, come mia consuetudine quando inizio una nuova esperienza, sono entrato in punta di piedi. La cosa più difficile è stata entrare in sintonia con la macchina comunale, con i suoi meccanismi, le sue dinamiche e rapporti. In seconda battuta, è stato difficile svolgere un lavoro tecnico dovendo comunque tenere conto dell’aspetto politico: sono abituato a lavorare senza badare ai personalismi o alle differenze ideologiche con i miei collaboratori o interlocutori.

In che stato di salute ha trovato i conti al suo ingresso?

Devo dire che il bilancio dell’ente — lo dicevo anche quando sedevo sui banchi dell’opposizione — è storicamente un bilancio sano. Non è mai stato in disavanzo e questo non è un piccolo particolare. Poi bisogna anche andare a guardare perché i conti sono in ordine: se utilizzo troppo la leva fiscale oppure uso le multe per “fare cassa”, come va di moda dire, ci dobbiamo fare delle domande. L’ente dovrebbe essere in grado di mantenere il pareggio di bilancio chiedendo il giusto per i servizi che eroga.

L’avanzo di bilancio che abbiamo ereditato è indice di cattiva programmazione, lo dice anche la Corte dei Conti; noi contiamo di riuscire a reinvestire con una programmazione spalmata lungo tutti i cinque anni del mandato. Bisogna però individuare bene le priorità: questo è un aspetto che a volte presenta delle criticità.

Ma da un politico, oltre alla competenza tecnica e al rispetto delle regole, non è lecito aspettarsi anche qualche slancio?

Situazioni contingenti hanno costretto gli amministratori locali di tutti i comuni a una attenzione maggiore alle spese correnti. Però slanci da parte di questa amministrazione ne ho visti parecchi: abbiamo fatto numerosi investimenti sulle scuole e per le asfaltature, per esempio, e prossimamente dovremmo rendere agibili e utilizzabili immobili comunali da destinare ai cittadini in difficoltà economiche.

Ci sono eccome, gli slanci, previsti tra l’altro nelle nostre linee programmatiche. Sulla scelta delle priorità va fatta un’analisi più attenta e forse anche un po’ di autocritica. Bisogna ricordarsi che è più importante il «noi» che l’«io», bisogna essere sinergici. Se una spesa è importante per il tuo assessorato ma nella gestione complessiva (vedi programma elettorale) vi sono altre priorità, occorre rispettare queste ultime, indipendentemente dal colore politico degli assessori.

Ma lei ha avuto l’impressione che in questi due anni e mezzo alcune priorità non siano state rispettate?

Non ho avuto questa impressione. Piuttosto credo che, in totale buona fede, nel voler svolgere bene il proprio compito, alcune priorità siano state trascurate. Questo sia per quanto riguarda le risorse economiche, sia per quanto concerne le risorse umane.

Quindi crede che l’assunzione di nuovo personale debba essere meglio ponderata, per quanto riguarda il corretto ambito?

Il decremento sostanziale di personale negli ultimi dieci anni è stato eccessivo. Io non sono tra quelli che tirano in ballo l’amministrazione precedente. L’amministrazione precedente ha fatto quello che ha fatto; se avessero lavorato bene avrebbero vinto le elezioni, quindi qualcosa è indubbiamente andato storto, per loro. È oggettivo, però, che abbiamo ereditato una situazione — quella della carenza di personale appunto — che crea non pochi problemi al funzionamento della macchina comunale. Per questo è necessario fare delle scelte, e le scelte sono politiche. Tutte giuste? Non lo so, forse si poteva fare meglio.

Non sono mancati gli imprevisti in questi due anni e mezzo: il maltempo che ha disastrato i parchi, lo stato di salute della biblioteca, gli uffici postali fatti esplodere, l’appalto del verde. Come avete affrontato queste spese non preventivate?

Personalmente assumendo farmaci contro il mal di stomaco. A parte gli scherzi, i problemi imprevisti si sono davvero susseguiti, ma quello economico è stato forse l’aspetto meno problematico. Per esempio, per quanto riguarda l’appalto del verde, abbiamo subito una beffa: avevamo messo in conto un incremento della spesa di circa 150.000 euro per usufruire di un servizio migliore, anche grazie alla volontà del sindaco Assi, molto attento al decoro urbano.

Il bando, purtroppo, nonostante la scelta di affidarsi alla stazione appaltante provinciale (su cui contavamo in forza di una maggiore esperienza), è andato come è andato. Il nostro è un Paese dove la certezza del diritto non c’è, quindi la questione non si risolverà a brevissimo, perché ci potrebbe essere un ulteriore ricorso e un nuovo appalto ponte, e a rimetterci sarà di nuovo il cittadino. Per fortuna abbiamo un’opposizione piuttosto morbida, perché io su questo tema avrei fatto fuoco e fiamme, al loro posto.

Sul tema diritto e tribunali bisogna dire che le cause che vi hanno visti coinvolti sono andate per lo più maluccio. Sarete più prudenti per il futuro, da questo punto di vista?

In realtà noi siamo stati chiamati in causa più di frequente di quanto siamo stati promotori. Detto questo, è vero, le cose non sono andate benissimo; però, se si entra nel dettaglio, si possono fare alcune considerazioni che esulano dal risultato nudo e crudo delle sentenze. Certamente avremmo dovuto fare delle valutazioni più attente.

Parliamo per esempio dei chioschi, una delle primissime questioni finite davanti a un giudice. Sia io che il sindaco abbiamo molto a cuore la trasparenza e per questo, quando ci siamo insediati, abbiamo manifestato fin da subito la volontà di indire più bandi possibili, proprio perché le assegnazioni a privati di beni e servizi del comune fossero incontestabili e senza ombre. I contratti di concessione in corso con i gestori del Masnada e del bar del centro sportivo presentavano degli errori, a nostro giudizio; criticità confermate dal giudice ma, non avendo corretto questi errori a tempo debito, a valere è stato l’affidamento al terzo.

Prima di andare davanti a un giudice, però, ci siamo avvalsi di consulenti legali interni ed esterni, del giudizio di dirigenti e tecnici, e ci era stata prospettata una situazione diversa. Invece abbiamo perso, ma volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, abbiamo fatto chiarezza su un aspetto controverso e predisposto tutti gli elementi che caratterizzeranno il bando che verrà indetto in futuro. Tornando comunque alla domanda, se ho imparato una lezione, è che probabilmente prima di imbarcarsi in una causa servono maggiori approfondimenti giuridici.

Nel consiglio comunale dello scorso luglio, quello in cui la maggioranza abbandonò l’aula, lei fu l’unico a restare tra i banchi. Quale segnale volle lanciare e, soprattutto, lo rifarebbe?

Lo rifarei mille volte. Il centrodestra — e questo secondo me rappresenta la sua bellezza — è composto di diverse anime e sfumature; io mantengo la mia anima e la mia sfumatura. Bisogna ricordarsi che noi non siamo i consiglieri e gli assessori del centrodestra, siamo i consiglieri e gli assessori di tutta la città. Rappresentiamo i cittadini che ci hanno votati ma anche quelli che non ci hanno votati. È importante, pur all’interno delle normali logiche della politica, conservare il senso delle istituzioni; per questo penso che le battaglie politiche, seppur legittime, non si facciano in consiglio comunale. E questo vale per la maggioranza come per l’opposizione, sia chiaro.

Le chiedo allora: si sente perfettamente allineato alla sua maggioranza?

Mi sento allineato, seppur in alcuni casi mi sia trovato a non condividere certe decisioni e comportamenti. Ma nulla di eclatante, sia chiaro: solo qualche discrasia di pensiero sulla forma, in alcune occasioni, ma sulla sostanza mi sento assolutamente conforme al resto della coalizione.

E al suo partito?

Sono molto in sintonia con gli uomini che compongono la Lega di Brugherio, in particolare con Stefano Manzoni, Maurizio Ronchi e Annalisa Varisco. Certo, se penso alla Lega come partito nazionale e agli ultimi sviluppi, non condivido proprio tutte le linee e le scelte. Ma se la domanda vuole andare a scrutare nel mio futuro politico, al momento penso solo a fare bene l’assessore e mai e poi mai mi verrebbe in mente di cambiare casacca nel corso di questa consiliatura.

E dopo?

Se ci fosse un progetto politico di un certo tipo e non ci fossero le condizioni per permanere nella Lega, ragionerei sul mio futuro. Di certo non abbandonerei la politica.

Pur facendo parte di un partito radicale come la Lega, lei è sempre stato considerato un uomo moderato, tanto da godere della stima dei suoi alleati ma anche dell’opposizione. Questo come la fa sentire?

Non sono l’unico: anche un politico importante come Giorgetti fa parte della Lega pur essendo dell’ala moderata. Non posso nascondere di sentirmi lusingato, anche se più che moderato credo semplicemente di essere una persona educata, e questo lo devo ai miei genitori. Io resto Massimo Balconi indipendentemente dal partito di cui faccio parte. So che gli apprezzamenti nei miei confronti da parte dell’opposizione sono veri e sinceri: mi fanno piacere e verso alcuni elementi la stima è ricambiata.

Come si “sopravvive” alla personalità ingombrante di Maurizio Ronchi?

Anche se a volte mi fa arrabbiare, Maurizio Ronchi è un mio carissimo amico. Non si può non riconoscere che è stato uno degli artefici della vittoria del centrodestra alle ultime amministrative. Nonostante alcune sue recenti uscite non proprio allineate al resto della coalizione, lui è il primo a sapere quanto sia importante restare uniti e, con lungimiranza, anteponendo il «noi» all’«io», appoggiò la candidatura di Roberto Assi.

Parliamo di comunicazione: comunicate nel modo giusto, secondo lei, dalla maggioranza?

Bisognerebbe evitare il fuoco amico. Ci sono alcuni elementi tra coloro che gravitano all’interno, ma anche all’esterno del consiglio comunale, che attraverso i social fanno opposizione al posto dell’opposizione, o che si arrogano il diritto di intervenire su temi che non gli competono. In questo modo si trasmettono messaggi distorti, oltre a mancare di rispetto nei confronti di chi sta lavorando. Bisogna anteporre il dovere verso i cittadini alla tentazione di alimentare uno stato di campagna elettorale perpetua. Il lavoro deve essere la nostra campagna elettorale, solo così potremo guadagnarci davvero un secondo mandato.

Parliamo di problematiche che esulano dalle sue deleghe, ma che interessano i cittadini. Servizi sociali: come mai così tanti problemi? due assessori dimissionari e ancora nessun nome per quella poltrona, attualmente.

È una delle deleghe più delicate e proprio per questo dovrebbe essere affidata a persone che hanno le competenze tecniche necessarie per ricoprire quel ruolo. Mi è dispiaciuto molto quando Serenella Pesarin ha deciso di dimettersi: nonostante un carattere un po’ ingombrante, il suo lavoro mi era piaciuto molto. Dal punto di vista tecnico, aveva tutte le competenze necessarie. Quello che è successo dopo preferisco non commentarlo, ne so poco. Umanamente stimo molto l’ex assessora Monguzzi, ma si è trovata tra capo e collo una situazione non facile, con alle spalle un’esperienza politica un po’ limitata. Mi auguro che chi verrà nominato successore non venga scelto per posizionare una bandierina sulla carta geografica della politica, ma per le sue capacità.

All’inizio, parlando di programma, ammetteva di non essere ancora riuscito ad abbassare le tasse comunali: ci dobbiamo aspettare una provvidenziale riduzione del carico fiscale pre-elettorale?

Abbasseremo le tasse quando ci saranno le condizioni per farlo. Noi speriamo di poterlo fare appena possibile, ma anche se fosse poco prima delle elezioni, non ci tireremo indietro.

Appena vinte le elezioni, nella primavera del 2023, venne ospite nel mio programma radiofonico e molto onestamente, all’interno di quell’intervista, disse che in futuro avrebbe voluto candidarsi nuovamente alla carica di sindaco. È ancora di questo avviso?

Mi ricordo perfettamente e confermo quanto detto. Roberto Assi è un ottimo sindaco e, se dovesse ricandidarsi nel 2028, non ci sarebbero motivi per me di farmi avanti. Ma se in futuro qualcuno dovesse fare il mio nome come candidato sindaco del centrodestra, non direi sicuramente di no. Anche perché dopo questa importante esperienza di governo a stretto contatto con Assi, che ripone molta fiducia in me, devo dire di aver appreso proprio da lui i “segreti del mestiere”. Mestiere che, senza presunzione, credo di avere le qualità per svolgere.

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