venerdì, Gennaio 23, 2026
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E smetterla di considerare l’ Inter una grande d’Europa?

La sconfitta dell'Inter contro l'Arsenal evidenzia il divario tra la narrazione mediatica celebrativa e la realtà del campo. Nonostante l'elogio degli esperti, i nerazzurri faticano nei grandi scontri diretti e riflettono la crisi di un calcio italiano ormai periferico. Figure come Calhanoglu e Sommer, esaltate in Italia, confermano una dimensione europea competitiva ma non di elite assoluta.

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La sconfitta dell’Inter contro l’Arsenal è molto più significativa di quello che dice il risultato in sé e la classifica del maxi-girone di Champions League. Dice, per esempio, ai sapientoni di calcio – che molto di frequente quando parlano di Inter praticamente esercitano l’autoerotismo – come se diventassero languidi e spalmassero sul pane parole al miele, come stessero parlando di una delle squadre più forti di sempre, qualcosa di mai visto.

E che non essendolo, puntualmente, incassa sonori schiaffoni, commentati come fossero incidenti di un percorso costellato di chissà quale inenarrabile gloria. Quando si parla di Inter, gli occhi “degli esperti” si illuminano, le bocche si spalancano, i sospiri si sprecano. E giù di autoerotismo. La migliore, la più attrezzata, quella che i successi li può buttare al vento solo lei (e che due o tre volte ci è anche riuscita). Quella che però, puntualmente, alla prova del nove, esce coi conti in disordine.

Lo dice la partita di ieri, lo dice la serie negativa negli scontri diretti che dura da due stagioni, la serie di derby persi o pareggiati all’ultimo secondo. Lo dice una finale di Champions League che solo sette mesi fa ha messo a nudo tutti i limiti di una buona, buonissima squadra, per carità, ma che è la figlia maggiore, la prediletta del suo papà: quel calcio italiano che, nel libro della storia contemporanea del calcio mondiale, è nient’altro che periferia, un calcio minore rispetto ad altri. O vogliamo credere che il rischio di restare fuori dai mondiali per il terzo mondiale consecutivo sia solo un caso?

Inter, figlia di un calcio minore

L’Inter è la migliore squadra che c’è in Italia? Probabilmente , anche se mi piacerebbe vedere un Napoli al completo e in piena forma fisica per poter avere un perimetro completo nelle valutazioni globali delle squadre di Serie A. Ma tutta la grandeur finisce qui. In questi anni abbiamo sentito parlare di Calhanoglu come degno competitor di Luka Modric. E non di quello che sta spendendo le ultime cartucce al Milan, no: quello dei tempi migliori. Ma siamo seri? Calhanoglu? Ignorato da tutta Europa, che nessuna delle big del calcio continentale si è mai sognata di corteggiare, a rivaleggiare con Modric?

E che dire di Sommer? Spacciato, in quei due anni in cui la grazia l’ha accompagnato, per la saracinesca d’Europa. Ma prima di andare all’Inter faceva la riserva al Bayern Monaco. Ricordiamolo ai più distratti degli esperti. Basterebbe questo a riportare tutto alla dimensione reale: se quello che in Italia è considerato un grande portiere era riserva in una delle squadre più titolate del calcio mondiale, di quale reale livello di grandezza stiamo parlando? Una media grandezza, probabilmente. Niente di trascendentale, un buon livello di competitività di una squadra che, come le sorelle del calcio nazionale, non può competere con le grandi del calcio.

i conti non tornano neanche in Italia

Non paga di ciò, l’Inter, che in patria senza dubbio ha pochi rivali, almeno per potenziale, negli ultimi quattro anni ha buttato al vento due campionati e almeno un altro paio di coppette nazionali, tra Supercoppe e Coppe Italia. Eppure, nonostante le prove dei fatti, i risultati, le classifiche e le statistiche, i nerazzurri vengono indicati come legittima pretendente ai vertici del calcio mondiale ed europeo.

E sono convinto che la sconfitta contro l’Arsenal, così come quella contro il Paris Saint Germain, la Juventus, il Napoli, il Milan e via dicendo, non spegneranno questa narrazione fantasiosa, e che anche questa volta il fallimento verrà ridotto in pezzi talmente piccoli da diventare insignificanti, imponderabili e per questo dimenticati. Fino al fallimento della prossima grande sfida, quando ancora una volta l’FC Internazionale verrà invitata, illegittimamente, al lauto banchetto del calcio che conta. Ma qualcuno la verità dovrà pure dirla, santo cielo.

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