«Mi sono sempre fatta la nomea della rompicoglioni, perché io chiedevo delle cose che erano normalissime.Per esempio la diaria (l’indennità lavorativa ndr), i ragazzi che lavoravano la prendevano totalmente, mentre noi donne un quarto. Chiedevo il medico e il massaggiatore al seguito della squadra. Chiedevo un’assicurazione. Perché ai maschi sì e alle donne no?».
Liliana Mabel Gracielita Bocchi era questa. Una pasionaria vera e costante. Sul parquet che ospitava la palla a spicchi era un pivot d’eccellenza, tra rimbalzi e canestri faceva sentire la propria forza e bravura, mentre fuori da quell’amato parquet chiedeva diritti per le atlete mostrando un animo combattivo e mai sazio.
Negli anni ’70 essere donna e allo stesso tempo atleta non era facile. Come oggi, per alcune circostanze. Una donna non possedeva la libertà di essere davvero se stessa e di prendere le proprie scelte. Un’atleta doveva essere già grata di poter giocare. Cos’altro pretendeva? Alta, slanciata, bionda e dallo sguardo magnetico. Anche i complimenti, e i giudizi, non graditi dovevano essere accettati e accolti col sorriso. Ma per Bocchi no. Lei era una rompicoglioni e, a maggior ragione, lei lo sottolineava diventando un’arma.
La carriera straordinaria di Mabel Bocchi
Nel 1968, anno di grandi manifestazioni per i diritti, con la Partenio Avellino, conquista la promozione in serie A. Lei che veniva da Parma, il posto in cui era nata nel 1953. Nel 1969 la Geas di Sesto San Giovanni la recluta per non mollarla fino al 1978. Con la squadra lombarda è il primo vero amore che la prende per mano e, insieme, conquistano non solo 8 scudetti (1970, 1971, 1972, 1974, 1975, 1976, 1977 e 1978), ma di raggiungono un traguardo mai ottenuto prima: la Coppa dei Campioni. Il 30 marzo del 1978, una squadra italiana femminile vinse un titolo continentale. Non era mai successo per nessuna disciplina Coni. Lei alzò quella coppa decretandosi campionessa continentale.
Nel 1974, invece, aveva messo al collo (e segnato nel cuore) un’altra medagliata vittoria: il bronzo europeo a Cagliari – poi riconquistato nell’estate 2025. Il suo amore per la maglia azzurra le sono valse 113 presenze e 984 punti: partecipa infatti a tre edizioni totali degli Europei (1970, 1972 e 1974), nel 1975 ai Campionati del Mondo in Colombia, arrivando seconda nella classifica della miglior realizzatrice (33 punti nella gara inaugurale contro il Brasile) ed eletta dalla FIBA miglior giocatrice al mondo.
In serie A, Bocchi continua il suo percorso con 241 presenze e 3.319 punti. Fino al 1982, anno del ritiro giocando prima nella Accorsi Torino e poi nella GBC Milano. Dopo il basket lavora come giornalista, lei diplomatasi alla Cattolica di Milano all’Isef (Istituto di educazione fisica) e insegnando all’Università, mentre contemporaneamente studiava anche medicina.
La lotta per i diritti delle atlete
E nel frattempo lottava per i diritti. «Odio le ingiustizie – ha dichiarato in un’intervista a Le ragazze, programma di Rai3 nel 2023. Ho sempre combattuto l’assurda convinzione che gli uomini fossero superiori alle donne e le storture che questo comporta. Avevo scoperto che, se fosse caduto l’aereo con la nostra squadra sopra, alle nostre famiglie sarebbe stato dato 10, a quelle dei maschi 50». La vita di una donna valeva meno anche da morta. Lo aveva scritto alla Federazione e la Federazione l’aveva squalificata. Dal 2007, Bocchi è la prima cestista della storia italiana ad essere inserita nell’Italia Basket Hall of Fame.
Nel 2018 decide di trasferirsi in Calabria, a San Nicola Arcella, raggiungendo la sorella Ambra diventando referente e consulente per il Tam Tam Basket, progetto di Castel Volturno che si propone di dare a ragazzi e ragazze che vengono da famiglie straniere, o in difficoltà economiche, la possibilità di avere accesso all’attività sportiva. Inoltre, è stata tra le promotrici e team manager del progetto Maxi Basket in Italia, mettendo in piedi la nazionale femminile delle over 55. Vincendo il bronzo in Portogallo nel 2023.
Tra i suoi bellissimi cani e l’odore dei suoi sigari, si è spenta il 4 dicembre 2025.
Lei, la numero 11. Un numero che l’ha sempre accompagnata e che, il 10 dicembre 2025, la Geas ha ufficialmente ritirato come omaggio e ringraziamento all’atleta dei diritti.






