Il lavoro, in particolare la sua disponibilità, accessibilità e sostenibilità nel tempo, rappresenta il pilastro fondamentale della società e del futuro di un territorio. Nelle scorse settimane ne abbiamo parlato molto, affrontando la situazione critica di alcune grandi aziende con sede a Brugherio e dintorni. C’è un altro aspetto di importanza cruciale, soprattutto in prospettiva futura: l’ingresso nel mondo del lavoro e il rapporto che le due generazioni più giovani presenti nelle aziende, Millennial e GenZ, hanno con il lavoro.
Nel territorio di Monza e Brianza il contesto occupazionale appare favorevole: la disoccupazione giovanile (under 30) è scesa all’11,6% nel 2024, in linea con la media lombarda. L’occupazione è cresciuta del +3,9% rispetto al 2019 e i lavoratori dipendenti rappresentano oltre l’83% della forza lavoro provinciale.
Eppure, nonostante questi numeri incoraggianti, resta marcato il divario retributivo per i più giovani. La retribuzione media annua lorda nel privato a tempo pieno è di 28.833 euro in Brianza, tra le più alte in Italia dopo Milano. Ma per i giovani, soprattutto under 30, questa soglia è ancora lontana.
Retribuzioni a confronto: GenZ ancora in salita
Lo studio di ODM Consulting, società di consulenza HR e leader nelle indagini retributive, fotografa chiaramente il fenomeno: tra gli impiegati, la Gen Z percepisce in media una retribuzione base annua (RBA) inferiore del 27,7% rispetto alla media generale, con un generational pay gap che arriva fino al -35,5% se confrontata ai Baby Boomer.
Nel dettaglio, i dati retributivi aggiornati al 30 settembre 2024 indicano che la retribuzione base annua (RBA) media per gli Impiegati è dì 35.563 €, mentre per gli Operai è di 28.497€. Le generazioni Bebyboomer e GenX hanno retribuzioni medie superiori alla media, mentre quelle di Millennial e GenZ sono al di sotto. Se ne determina un gap, cioè un divario retributivo tra generazioni, come nella tabella qui sotto

Per quanto riguarda gli inquadramenti di Quadri e Dirigenti, la GenZ è quasi assente per motivi anagrafici e quindi di anni di esperienza lavorativa. Bisogna però considerare che il gap tra Baby Boomer e Gen Y è comunque -15,5% e -7,3%.
Il divario retributivo si spiega in parte con la minore seniority, ma il mercato sta premiando sempre più le competenze tecniche. I profili con specializzazioni in AI e cybersecurity, ad esempio, possono superare di oltre il 40% le RBA medie di mercato:

I dati retributivi non raccontano tutto. Ci sono anche differenze profonde nelle aspettative e nei valori delle nuove generazioni.
Cosa vogliono davvero Millennial e Gen Z?
Uno studio di Assolombarda mostra che per il 47% dei giovani brianzoli la retribuzione è il fattore chiave nella scelta lavorativa, ma non è l’unico:
- 40% valuta la stabilità del lavoro
- 29% dà importanza alla carriera
- 53% considera centrali le relazioni con i colleghi
Cinque falsi miti sulle nuove generazioni al lavoro
Comprendere a fondo desideri, scelte e aspettative delle nuove generazioni è un fattore strategico per le aziende impegnate nella ricerca di personale. Grafton, brand globale di Gi Group Holding specializzato in Professional Recruitment, ha intervistato giovani professionisti già attivi nel mercato del lavoro o in procinto di farvi ingresso e ha raccolto le evidenze nel report “Comprendere per competere: insight e sfide nella talent attraction delle nuove generazioni“.
Nonostante lo si ripeta spesso, i giovani non sono necessariamente pigri o disinteressati al lavoro. Secondo la ricerca Grafton, il 60% dei ragazzi è pronto a rinunciare alla propria routine per ottenere un impiego più stabile e ben pagato. Tra gli under 30, la percentuale sale al 67%.
Anche la flessibilità non è un requisito imprescindibile come spesso si crede: il 70% accetterebbe un lavoro senza smart working, se il resto dell’offerta fosse solido e motivante.
L’attenzione a temi come sostenibilità o diversity è alta, ma non supera l’importanza di un clima positivo in ufficio (70%) o di un piano di crescita strutturato (51%).
E quando si parla di “fuga dei cervelli”, i numeri raccontano un’altra storia: solo il 28% pensa di andare all’estero per mancanza di fiducia nell’Italia. Molti lo farebbero per motivi economici (54%) o per un’esperienza di vita (42%).
Infine, il work-life balance resta importante, ma è superato — per ora — da due priorità più urgenti: retribuzione e stabilità. Lo dichiarano rispettivamente il 40% e il 37% degli intervistati.
Il mondo del lavoro sta cambiando, e con esso le aspettative di chi lo sta appena attraversando. Per aziende e amministratori del territorio, ascoltare le nuove generazioni — e adeguarsi alle loro richieste — non è una moda, ma una condizione necessaria per trattenere talento, garantire coesione e costruire un futuro produttivo anche a Brugherio e in Brianza.